Roma – “Aprire la possibilità di un permesso di soggiorno umanitario anche per i numerosi diniegati (stimati nei prossimi mesi in 40.000), per evitare la situazione di irregolarità per molte persone, soprattutto al Sud, che genererebbe sfruttamento, non tutela della dignità della persona e insicurezza”. È quanto ha chiesto questa mattina il Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, intervenendo a Roma alla presentazione del Rapporto 2017 del Centro Astalli. “Ripartire dalla legalità – ha detto Mons. Galantino – è fondamentale sia per chi potrà fermarsi in Italia sia per chi dovrà rientrare nel proprio Paese. La legalità e l’impegno a farla rispettare è il primo passo verso una politica seria e intelligente di accoglienza e d’inclusione dei migranti”. Il Segretario Generale della CEI ha chiesto anche di giungere a “un sistema unico e diffuso di accoglienza in Italia”, prevedendo “un accreditamento da parte di enti e strutture del privato sociale e del no profit, un piano di zona e un tavolo territoriale, superando l’empasse di una logica statalista che vede solo i Comuni e nessun altro come soggetti proponenti di un progetto di accoglienza dei rifugiati”. Da migliorare pure il percorso delle domande di protezione internazionale, per dare “una risposta più competente e più celere” a quanti fanno richiesta, entro i 6 mesi già previsti dalle normative europee, e “allo stesso tempo provando anche ad accorciare i tempi dei ricorsi dei denegati, che al momento aspettano anche più di un anno”. Infine, ha annotato Galantino, “superare la prima accoglienza in centri collettivi spesso inadeguati” per i minori stranieri non accompagnati, prevedendo “forme diversificate di accoglienza” con “centri piccoli, ma anche affidamenti familiari o appartamenti in semi autonomia”. Le migrazioni – ha spiegato il Segretario della CEI – sono un ‘segno dei tempi’ – come più volte hanno ripetuto papa Benedetto e papa Francesco – ma anche una ‘sfida pastorale’, che “interpella le nostre comunità” e una “‘sfida sociale’ per le nostre città”. “Basta ‘leggere’ serenamente e realisticamente i numeri, i volti e le storie dei migranti in Italia – ha aggiunto – per comprendere come le città e le comunità cristiane siano chiamati a raccogliere questa sfida e a ripensare luoghi, strutture e percorsi per un cammino di incontro e di scambio. Premessa fondamentale per costruire senza conflittualità e contrapposizioni sociali il nostro futuro insieme”. Il segretario generale ha quindi fatto riferimento alla “serie infinita e ormai insopportabile di attentati che si stanno drammaticamente consumando ovunque”. Questi, ha osservato, “non contribuiscono certo a leggere il fenomeno migratorio in maniera corretta”, divenendo anzi “esca appetibile per chi non ha alcun interesse di offrire un contributo perché questo fenomeno complesso e inarrestabile rappresenti una chance”.



