Roma – Occorre “trovare procedure d’identificazione e di ricollocamento comuni in Europa che tengano conto del rispetto della dignità umana e dei diritti umani delle persone e che siano realmente funzionanti e basate sulla solidarietà di tutti i Paesi dell’Unione”. Lo ha segnalato il Segretario Generale della CEI, Mons. Nunzio Galantino, alla presentazione del Rapporto 2017 del Centro Astalli su richiedenti asilo e rifugiati, oggi a Roma. Galantino ha espresso “preoccupazione” per “gli esiti delle politiche di gestione dei flussi migratori” a livello europeo, segnalando che “gli hotspots, la relocation e i rimpatri sono misure di controllo delle frontiere, che stanno operando una vera e propria selezione di nazionalità ammesse nell’Unione, lasciando migliaia di persone escluse dall’ingresso bloccate senza altra prospettiva che quella di rivolgersi ai trafficanti”. Peraltro, la “preselezione fra migranti ai quali viene consentito di presentare la domanda di asilo e altri ai quali questa possibilità viene negata, sulla base della provenienza da una nazione considerata sicura”, ha rilevato, “contravviene al principio contenuto nella Convenzione di Ginevra e recepito dall’ordinamento italiano secondo cui la domanda di protezione internazionale può essere presentata da tutti e tutti hanno diritto ad un esame individuale e completo della domanda”. Mentre la relocation non è ora “né celere, né efficace”, poiché “le persone che inoltrano tale domanda rimangono in attesa 2 o 3 mesi prima di essere trasferite in quei (sinora pochi) Paesi che hanno dato la disponibilità ad accoglierle”, dal momento che “il sistema non è basato sull’obbligatorietà per i Paesi dell’Unione di mettere a disposizione delle quote per accogliere i richiedenti asilo trasferiti dai Paesi a più forte pressione migratoria”. Da qui l’appello per nuove procedure e “modalità nuove di gestione dei flussi delle persone in arrivo in Europa, siano essi migranti o richiedenti asilo, realmente comuni e che prevedano la possibilità di avere quote certe per ogni Paese europeo e che cerchino, per quanto possibile, di incrociare le disponibilità date dai diversi Paesi con i desideri e le aspettative delle persone in arrivo”.



