Bruxelles – Entro il prossimo novembre basta controlli alle frontiere interne Schengen. È stato categorico il commissario alla Migrazione, Dimitris Avramopoulos, presentando ieri una raccomandazione che riguarda i Paesi coinvolti: Austria, Germania, Danimarca, Svezia e (fuori dall’Ue ma dentro Schengen) la Norvegia. Una raccomandazione che da un lato autorizza questi Paesi a prolungare di altri sei mesi i controlli interni, dall’altro chiede loro di ridurli progressivamente. Questo proprio nel giorno in cui la Svezia ha annunciato di star già riducendo i controlli alla frontiera danese, rinunciando alla verifica sistematica delle carte di identità. Una misura che potrebbe ripercuotersi positivamente anche più a sud, visto che la Danimarca aveva a sua volta avviato controlli alla frontiera tedesca dopo la reintroduzione dei controlli da parte di Stoccolma a inizio 2016.
«È arrivato il momento – ha detto Avramopoulos – di muovere gli ultimi passi concreti per tornare gradualmente ad un normale funzionamento: un’area Schengen completamente funzionante, libera da controlli». Il commissario ha ricordato che la proroga adottata ieri è l’ultima possibile. È lo stesso Codice Schengen a porre un limite a un massimo di tre proroghe. E dopo la prima decisione del Consiglio Ue del 12 maggio 2016, due proroghe sono state già concesse l’11 novembre 2016 e il
7 febbraio 2017.
«Il nostro obiettivo – ha spiegato ancora Avramopoulos – è di assicurare una fase di transizione coordinata e graduale. L’alternativa poteva essere quella di decisioni unilaterali e non coordinate (di singoli stati, ndr)», ma questo «non è nello spirito europeo di solidarietà e cooperazione». Bruxelles raccomanda ora ai cinque stati di procedere gradualmente a misure alternative, ad esempio controlli di polizia nelle aree vicine ai confini. Bruxelles avverte tuttavia che, sebbene la situazione «continui
a stabilizzarsi, c’è ancora un numero significativo di migranti irregolari e richiedenti asilo in Grecia», con il rischio di «movimenti secondari». L’occhio, del resto, è rivolto soprattutto al Mediterraneo centrale, con gli ingenti flussi soprattutto dalla Libia. (Giovanni Maria Del Re – Avvenire)



