ACNUR: procedure più veloci per i rifugiati

Milano – Il profugo viene spesso considerato, oggi in Europa, come un invasore, un pericolo per la propria sicurezza e prosperità. Ma si dimentica che l’accoglienza è un valore fondante della stessa identità del Vecchio Continente. E che lo ‘straniero’ rappresenta, in concreto, una risorsa per la società e le economie dei Paesi dove trova riparo. L’Alto commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, parlando ieri a Milano, ha insistito sulla necessità di instaurare un dialogo con chi si ostina a dare risposte nazionaliste all’immenso e multiforme fenomeno dei richiedenti asilo: una posizione di chiusura, quest’ultima, finalizzata a esaudire temporaneamente le proprie irrazionali paure ma che in realtà non tiene conto della realtà. Perché di fronte ci sono delle persone che fuggono da guerre, persecuzioni e carestie e l’accoglienza non è un favore che viene concesso ma un diritto sancito da leggi.

Intervenendo al convegno ‘Accogliere emergenze, promuovere diritti’ promosso dal Centro studi Souq della Fondazione Casa della carità, Grandi ha avanzato anche delle proposte per affrontare il dramma che sta sconvolgendo l’Europa. Le priorità sono quelle di «professionalizzare le commissioni territoriali che esaminano le richieste di asilo, velocizzare le procedure di riconoscimento della protezione internazionale, insistere sulle politiche di ricollocamento e investire sui Paesi di transito dei rifugiati». «Un altro punto fondamentale – ha proseguito l’Alto commissario – è l’apertura di canali legali e corridoi umanitari, come avviene in Canada, Paese che per noi rappresenta un modello basato anche sull’iniziativa dei privati. Qui vengono accolti 300mila migranti ogni anno: chi arriva è dichiarato subito ‘nuovo cittadino canadese’ perdendo i requisiti di rifugiato». Secondo Grandi, poi, «occorre insistere sulle politiche di ricollocamento, perché dei 160mila posti approvati dall’Ue nell’estate del 2015 oggi siamo a poco più di 20mila. L’Europa fin qui ha fallito. I ricollocamenti sono una battaglia da continuare, bisogna battersi per quote obbligatorie e sanzioni in caso di rifiuti. L’Italia e l’Europa non sono il Paese e il continente su cui c’è la massima pressione di rifugiati: soffrono di più le nazioni che confinano con quelle in guerra. Non bisogna scaricare ad altri le proprie responsabilità ma investire per condividere l’impegno di accoglienza ». Al convegno di Milano è intervenuta anche Emma Bonino: «È fondamentale – ha detto – che insieme all’accoglienza dei migranti ci occupiamo pure della loro integrazione, per evitare che finiscano vittime di sfruttamento: lo strumento principale per questo è il lavoro, il cardine della proposta di legge di iniziativa popolare ‘Ero Straniero-L’umanità che fa bene’, il cui obiettivo è raccogliere le 50mila firme necessarie per la presentazione al Parlamento. La campagna, promossa tra gli altri dalla Fondazione Casa della Carità presieduta da don Virginio Colmegna e dalle Acli, ha lo scopo di superare la legge Bossi-Fini e vincere la sfida dell’immigrazione puntando su accoglienza, lavoro e inclusione. (Fulvio Fulvi – Avvenire)