Carta di Roma: il rapporto “Navigare a vista”

 

Roma – Di operazioni di ricerca e soccorso i media parlano, e tanto: presenti nel 13% delle notizie sull’immigrazione nei principali quotidiani italiani e nel 18% dei servizi sull’immigrazione dei tg in prima serata e legate soprattutto al racconto di naufragi (39%) e azioni di salvataggio (22%). Ma come se ne parla? A fotografare la rappresentazione mediatica delle operazioni Sar (Search and Rescue) è il rapporto “Navigare a vista – Il racconto delle operazioni di ricerca e soccorso di migranti nel Mediterraneo centrale”, presentato oggi presso l’Associazione Stampa Estera da Osservatorio di Pavia, Associazione Carta di Roma e Cospe.

Nel racconto su Twitter delle operazioni di ricerca e soccorso (Sar) di migranti nel Mediterraneo centrale le Ong parlano più spesso di “persone” (nel 42% dei tweet), le organizzazioni militari di “migranti” (nel 77% dei tweet): il racconto è empatico nel 53% dei tweet delle Ong, nel 6% in quelli dei militari, evidenzia il rapporto. La comunicazione degli operatori Sar è costante fino a maggio 2016 e segue l’andamento e i picchi dei soccorsi. “Da maggio in poi – rileva il rapporto – la comunicazione via Twitter delle organizzazioni militari – Eunavfor Med e Marina militare soprattutto – cala sensibilmente: anzi, ai mesi critici delle operazioni Sar (da giugno ad agosto 2016) non corrisponde una ripresa dei tweet, che continuano a diminuire. La comunicazione delle Ong su Twitter rimane invece costante tutto l’anno”. Tra le organizzazioni militari, si legge nel rapporto, “la Guardia costiera comunica in modo più empatico (11% rispetto allo 0% della Marina militare) e utilizza i termini ‘persone’ e ‘vittime’ a fianco di migranti”. C’è poi una differenza di scelta comunicativa: per i militari “è centrale il soccorso (nel 72% dei tweet)” mentre per le Ong è importante anche il “post rescue, la partenza delle navi dai porti e la denuncia nei confronti delle politiche migratorie”. Il racconto su Twitter fa ampio uso di immagini ma le Ong privilegiano la rappresentazione dei migranti come individui (nel 30% dei tweet usano foto ritratto), solo l’8% nei tweet delle organizzazioni militari. “Marina militare e Guardia costiera adoperano nei tweet un lessico tecnico e cognitivo – si legge nel rapporto -, Moas un lessico prevalentemente emotivo, Medici senza frontiere un lessico cognitivo e universale, Sos Mediterranée un lessico emotivo e universale”.

Per i promotori del Rapporto dal 2016 al 2017 c’è stata sulle tv e sulla carta stampata una “svolta comunicativa” rispetto alle operazioni di ricerca e soccorso in mare (Sar): dalla costruzione mediatica degli eroi, “gli angeli del mare” all’introduzione dell’elemento del “sospetto”, tanto che “gli angeli perdono le ali”. Il rapporto osserva e analizza le strategie di comunicazione degli attori civili e militari impegnati nei soccorsi e il racconto da parte dei media italiani. Ne risulta un’ampia visibilità mediatica delle operazioni di ricerca e soccorso in mare: 13% nei principali quotidiani italiani, 18% nei tg di prima serata nel periodo aprile-ottobre 2016. Sulla stampa nel 2016 c’era stato già un incremento di visibilità del 10% rispetto al 2015 e del 18% sui notiziari di prima serata. I media raccontavano la cronaca dei naufragi e delle azioni di soccorso, anche con una “sovrapposizione narrativa tra unità militari e Ong”. Emergeva “ammirazione e gratitudine per i soccorritori” (il soccorso diventava spettacolo) fino alla svolta comunicativa innescata in maniera tiepida a fine 2016 dal rapporto di Frontex pubblicato dal Financial Times e poi dalle accuse alle Ong di un video-blogger nel marzo 2017, riprese dai media e amplificate poi dalle indagini di alcune procure siciliane e strumentalizzazioni politiche. Nel 2017 “si passa dalla cornice umanitaria e quella securitaria”, rileva il rapporto e “un’ombra negativa spazza via l’alone di positività che aveva caratterizzato il 2016”.