Don De Robertis: mettere al centro l’incontro

Città del Vaticano – “Non credo molto alle discussioni, perché spesso si parte da preconcetti e da pregiudizi, ma credo invece proprio nell’incontro”. A dirlo è oggi il neo direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, in una intervista alla Radio Vaticana alla vigilia della Giornata Mondiale del Rifugiato e dopo l’appello lanciato ieri da Papa Francesco durante l’Angelus. Don De Robertis racconta sdi alcune esperienze a Bari dove è parroco. “Mi è capitato più volte, qui a Bari, di accompagnare, ad esempio – ha detto –  studenti ad incontrare richiedenti asilo e rifugiati al Cara. Ho visto i giovani uscire diversi da com’erano entrati, soprattutto quando hanno avuto la possibilità di ascoltare direttamente le loro storie, ad esempio quella di una ragazza eritrea, Ester, di 20 anni, arrivata con il fratellino di tredici; una ragazza che si prestava gratuitamente ad accompagnare in ospedale i suoi connazionali con difficoltà. Non sono le discussioni che ci fanno cambiare idea, ma l’incontro personale: è questo che dissipa tante paure che invece molto spesso i mass media, in modo anche strumentale, alimentano in noi”. E di fronte ai dati di oltre 65 milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie case, i 10 milioni di migranti forzati il direttore Migrantes sottoliea che “queste cifre sono un po’ come il termometro di un dramma che si sta consumando, e sono dei numeri che aumentano di anno in anno. Penso che tutti crediamo che il primo diritto dovrebbe essere quello di non abbandonare la propria terra ma attenzione a non chiudere gli occhi davanti a queste persone. E si smetta soprattutto di vendere armi, visto che continuano ad aumentare le guerre, e molto spesso si fugge proprio perché diventa impossibile continuare a vivere a causa di guerre, persecuzioni, ecc.”. Per don de Roberti, davanti alla polemiche di questi giorni, “voler contrapporre i poveri italiani e i poveri stranieri è soltanto strumentale. Certamente è contro l’insegnamento di Gesù: se qualcuno ha bisogno di te non puoi chiedere prima la carta d’identità! E poi le migrazioni sono fenomeni complessi, e io penso che sia anche legittimo avere delle opinioni differenti su tante questioni. Ma quello che veramente non riesco a capire è come voler negare a dei bambini, nati da genitori stranieri in Italia, cresciuti in Italia, una vita serena, la possibilità di essere cittadini come gli altri. Perché volere per questi bambini una vita penosa nella quale ogni anno bisogna rinnovare il permesso, dove bisogna sentirsi diversi anche davanti a una gita scolastica. Veramente questa cosa io non riesco a comprenderla, e mi fa un po’ male perché mi sembra una cattiveria gratuita. Ma non capisco proprio questo accanimento contro dei bambini”. E allora la Giornata di domani significa”rimettere al centro proprio quelli che spesso sono i dimenticati, i più deboli nella nostra umanità. Quindi è una giornata importante, perché ci richiama a quello che ogni giorno dell’anno dovrebbe starci a cuore”. (R.I.)