Roma – Un cambio di rotta sul welfare agli stranieri. È quello che impone la sentenza 448/16 della Corte di giustizia europea secondo cui le prestazioni sociali vanno garantite a tutti gli immigrati titolari di permesso di soggiorno e non solo a quelli con permesso di lungo periodo (la vecchia carta di soggiorno). La vicenda all’origine è presto spiegata. Una signora equadoregna, madre di tre figli e con permesso per motivi familiari, chiede al Comune di Genova di riconoscerle l’assegno per famiglie numerose (80 euro al mese per chi ha almeno tre figli residenti e reddito Isee inferiore ai 9mila euro), nonostante la legge nazionale del 1998 riservi tale prestazione ai soli cittadini italiani, europei o stranieri con permesso di lungo periodo. La Corte d’Appello di Genova decide di investire la Corte Europea, che il 21 giugno sentenzia che tutte le prestazioni «di sicurezza sociale» non possono essere limitate agli stranieri con permesso di lungo periodo, ma vanno estese a tutti coloro che hanno un permesso che consente di lavorare (lavoro, famiglia, attesa occupazione). «In realtà lo chiedeva già una direttiva europea di fine 2013», dice l’avvocato Alberto Guariso dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione). A questo punto bisognerà rivedere tutta la politica di questi anni che riconosceva le prestazioni solo ai lungo soggiornanti (il 55% degli stranieri regolari), lasciando fuori il restante 45% che invece è interessato da questa pronuncia.



