Tragedia in Libia: 100 migranti dispersi

Milano – Ancora orrore nel Mediterraneo. Avevano finito la benzina e sono rimasti in balia del mare per giorni. Almeno 100 migranti hanno perso la vita, così, davanti alle coste della Libia. È il primo grande naufragio di cui siamo giunti a conoscenza – dopo gli accordi col governo di Tripoli per fermare i migranti che vogliono scappare dalle violenze. In trenta sono riusciti a raggiungere la spiaggia, a nuoto, sfiniti. Fra loro ci sono cinque donne e una bambina. Altri sette sono stati tratti in salvo dalla guardia costiera libica che ha anche recuperato il barcone affondato con a bordo quattro corpi senza vita, fra cui due donne. «L’imbarcazione, distrutta, è stata trovata nella zona di Sidi Saied, 20 km a ovest di Zuara» ha dichiarato il portavoce della marina libica, Ayoub Qassem. «Secondo i migranti illegali, circa 130 di loro – prosegue Qassem – erano a bordo dell’imbarcazione quando ha lasciato la zona di Sabrata venerdì 15 settembre ». Il naufragio, precisa il portavoce, è stato causato dall’«esaurimento del carburante». Da quando la Guardia costiera libica è scesa in mare attiva più che mai – grazie agli aiuti e ai mezzi forniti dall’Europa e anche dall’Italia – e agli accordi siglati col governo di Tripoli, gli sbarchi in Sicilia

e a Lampedusa sono crollati: meno 80% nel mese di agosto, meno 20% da inizio anno, rispetto al 2016. La preoccupazione principale rimane tuttavia la ‘detenzione’ nei centri libici, autorizzati e non-autorizzati, dove vengono riportati i migranti soccorsi in mare. Oltre tremila, fa sapere la Ong tedesca Sea Watch, quelli salvati dalla Guardia costiera libica negli ultimi dieci giorni e altri 2mila

sbarcati in Italia. Intanto però in Libia è sempre più caos. Sembra infatti che la ripresa delle partenze sia anche la diretta conseguenza dello scontro armato che si sta consumando lungo le coste libiche. È di almeno sei miliziani morti e 48 feriti il bilancio di 4 giorni di scontri tra bande rivali di trafficanti di esseri umani a Sabrata, il crocevia, a 40 km ad ovest di Tripoli, di questo commercio disumano, e forze legate in qualche modo al governo di unità nazionale di Tripoli, del premier Fayez al Sarraj. Il gruppo, la brigata Anas al-Dabbashi, sta cercando di legittimarsi e di ottenere impieghi di Stato nel settore della sicurezza dal governo di Tripoli in cambio del blocco alle partenze dei barconi dalle coste di Sabrata verso l’Italia. Lo rivela all’agenzia Reuters un componente di alto livello dell’organizzazione, che si è identificato come Mohamed. La fonte ha dichiarato che c’è stato almeno un incontro tra funzionari del governo e Ahmed al-Dabbashi, indicato come uno dei maggiori ‘facilitatori’ del traffico di esseri umani in Libia in un Rapporto Onu pubblicato quest’anno e anticipato da Avvenire.

Mohamed ha inoltre riferito che alla brigata è stata offerta anche la possibilità di un’amnistia per le attività legate al traffico svolte in passato. Con l’Italia e l’Unione europea che offrono milioni di

euro alle autorità locali libiche capaci di bloccare il traffico, i gruppi armati hanno interesse a provare di essere gli unici nelle condizioni di controllare il territorio. «Quest’affare del traffico… tutti sanno che la Libia non rimarrà così per sempre»,dice Mohamed. (D. Fassini – N. Scavo – Avvenire)