Peruviani in Italia: la festa del “Signore dei Miracoli”, una fede che non crolla

Roma – Ottobre, mese molto amato da noi peruviani. San Giovanni Paolo II lo definì “Quaresima peruviana”, in memoria della Passione di Cristo Signore dei Miracoli. Icona venerata da più di 300 anni, in Perù in un capannone dove oggi c’è il Santuario della Nazarena.

I Peruviani in Italia sono più o meno 110.000. In maggioranza donne che arrivano in Italia per fare le collaboratrici domestiche, le infermiere, le cameriere o le commesse. E tuttavia negli ultimi anni sono arrivati anche i familiari.

In ottobre, in quasi tutte le città dove si ritrovano, si fanno preghiere, novenari, tridui, rosari e piccole o grandi processioni con la venerata icona. Preghiamo e prepariamo così il futuro, questo nuovo spazio viene crescendo con i nuovi volti, c’è già una nuova Italia presente. Nei miei giri  da nord a sud ho trovato molti di noi, persone che hanno combattuto e hanno raggiunto il sogno con tanta fatica e hanno ingoiato il pane amaro della sofferenza, ma mai hanno mollato la fede in Cristo Signore dei Miracoli, che questo 22 di ottobre rientra in Piazza San Pietro come ogni anno per partecipare  all’Angelus del Santo Padre Papa Francesco per poi concludere con la Santa Messa  in Vaticano presieduta dal vescovo ausiliare Mons. Gianrico Ruzza. Le città con la più alta densità di peruviani sono Milano (che da sola raccoglie il 34% dei peruviani in Italia), seguita da Roma, Torino e Firenze (rispettivamente con il 16,1%, il 10,3% e il 7,2%).

La fede ci fa evitare di cadere nel Noi e Loro, superare i pronomi, e i colori di un nuovo arcobaleno antropologico sociale e multiculturale va sorgendo nella fede.  L’amore è il respiro della vita. Siamo fatti per amare dice Papa Francesco, perché nell’amore c’è la vita, nella sua privazione  la vita è meno vivibile. L’umano non può vivere senza amore. Cristo Signore dei Miracoli è l’espressione dell’Amore del Padre verso tutti. Due cose importanti ho chiesto a tutti in questo mese missionario: Pregare per l’imminente  viaggio apostolico del Santo Padre in Perù e per la pace nel mondo. Il Santo Padre  troverà un Perù un po’ sofferente politicamente, socialmente in ricostruzione dopo l’alluvione e il terremoto, e soprattutto con una migrazione interna sudamericana  dal Venezuela, dalla Colombia, dal Brasile e altre nazioni che vanno creando instabilità interna.  Recitare costantemente il Santo Rosario farà dare al mondo la pace. (P. Emerson Campos Aguilar, Coordinatore nazionale Migrantes per la comunità peruviana in Italia)