Scalabriniane: seguire l’esempio dei missionari nell’Ottocento per avviare politiche di accoglienza e integrazione

Lucca – Seguire l’esempio di Padre Giuseppe Marchetti, padre dei minori migranti, che nell’Ottocento partì dall’Italia verso il Brasile per aiutare lì, direttamente sul posto, le migliaia di emigrati che puntavano all’America Latina per cercare nuove speranze. E’ questa la conclusione dei lavori di un incontro che si è svolto sabato scorso nell’arcivescovado di Lucca per affrontare la questione delle migrazioni, oggi, sul modello dello stesso padre Marchetti, cofondatore delle suore missionarie scalabriniane. L’iniziativa è stata organizzata dalla Postulazione generale dei missionari scalabriniani, dalle stesse suore scalabriniane e dall’arcidiocesi di Lucca. Padre Giuseppe Marchetti, di Lombrici di Camaiore, arrivò in Brasile nel pieno del flusso migratorio degli italiani. Nel solo Stato di San Paolo in quel momento ne vivevano 800mila, di cui 30 mila lucchesi. Lì realizzò tre grandi progetti: un Orfanotrofio per i ragazzi, uno per le ragazze e un ospedale per gli italiani. Tre strutture di assistenza all’interno delle quali l’educazione e la formazione avevano un ruolo fondamentale. “’Padre Marchetti è la dimostrazione di una Chiesa a servizio per i migranti e con i migranti, come lo testimonia oggi l’impegno quotidiano a loro sostegno e che vede in Papa Francesco un grande motore”, ha sottolineato suor Etra Modica, vicaria generale delle scalabriniane: “aveva coraggio, un dono creativo, una capacità di empatia e ostinazione umile nel fare bene. Il suo esempio a guardare con fiducia ogni uomo, ogni donna e ogni bambino che emigra”, ha aggiunto. “Siamo orgogliosi delle origini lucchesi di Padre Giuseppe e di sua sorella Madre Assunta – ha spiegato l’arcivescovo di Lucca, Italo Castellani – La loro era un’accoglienza matura, capace di andare al di là di culture e culti”. Nel dibattito l’attenzione si è concentrata su aspetti “pedagogici” della migrazione dei minori migranti. “Ai maschietti veniva offerto l’insegnamento delle prime lettere, delle arti e uffici secondo la loro indole – spiega la scalabriniana suor Leocadia Mezzomo, postulatrice della causa di canonizzazione della sorella di Padre Giuseppe, la Beata Madre Assunta Marchetti – Lì potevano imparare vari mestieri: il tipografo, il falegname, il fabbro, il sarto, il calzolaio, il panettiere, ecc. I maestri dovevano essere esperti dell’arte che insegnavano. Per quello che riguardava la sezione femminile, il programma prevedeva una accurata preparazione alla vita di famiglia. Le giovani imparavano a cucinare, a cucire e soprattutto ad essere buone madri di famiglia, ma anche avrebbero potuto diventare apprezzate infermiere, professoresse, missionarie. Padre Marchetti fu uno di quegli uomini che intravedendo un problema, una piaga, cercava e trovava subito delle soluzioni per sanarle”. Ai lavori, coordinati da padre Gabriele Bentoglio, postulatore generale della causa di canonizzazione del Venerabile Servo di Dio Giuseppe Marchetti, hanno partecipato anche Saverio Xeres, ordinario di Storia della Chiesa nella Facoltà teologica di Milano, Giovanni Giulio Valtolina, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Valerio De Cesaris della Comunità di Sant’Egidio.