Mons. Radaelli: la Chiesa non è assente nell’accoglienza ai migranti

Gorizia – “La Chiesa diocesana non è assente e io stesso sono costantemente informato dai miei collaboratori con cui spesso ci confrontiamo sul come agire anche in riferimento alle esperienze e indicazioni della Caritas del Nord Est, della Caritas italiana e della Fondazione Migrantes. Ma mi sembrava importante conoscere di persona i vari luoghi e soprattutto incontrare le persone che lì sono accolte e chi vi opera, per avere un’idea ancora più precisa della situazione”. A dirlo al settimanale diocesano di Gorizia “La Voce Isontina” l’arcivescovo Mons. Carlo Radaelli dopo la visita di lunedì sera nei luoghi dell’accoglienza nella città di Gorizia. La prima tappa ha portato Mons. Redaelli nei locali dell’istituto “San Luigi” dove vivono attualmente una quarantina di minori stranieri non accompagnati; successivamente c’è stata la visita all’istituto “Nazareno”, al dormitorio “Faidutti” di Piazzutta ed al “San Giuseppe” a San Rocco che accolgono complessivamente circa 300 profughi e richiedenti asilo.

L’arcivescovo – riferisce il giornale – ha avuto modo di incontrare gli immigrati che trascorrono la notte nella galleria Bombi, soffermandosi anche coi volontari che li assistono quotidianamente.

“Le impressioni dopo questa visita – dice Mons. Radaelli al direttore del giornale Mauro Ungaro –  sono diverse in base ai luoghi visitati. Mi ha colpito anzitutto molto favorevolmente l’impegno educativo nei confronti dei minori dell’associazione salesiana che gestisce il San Luigi (si tratta di minori che provengono anche dall’Albania e dal Kossovo).

Anche l’accoglienza al Nazareno e, pur con maggior precarietà, nei containers del San Giuseppe, è dignitosa e offre anche qualche opportunità di formazione e di integrazione. Il dormitorio di Piazzutta è sempre insufficiente e può offrire solo un’accoglienza notturna. Molto drammatica è invece la situazione in galleria Bombi: una sistemazione certamente non rispettosa delle minime esigenze umane delle persone. Fa’ molto freddo, non c’è acqua, né servizi igienici. Sono più di 100 le persone presenti. Ho apprezzato molto l’azione dei volontari che offrono minestra, pane, te caldo e altro cibo e contribuiscono a mantenere un minimo di ordine e pulizia. Suppliscono alla incomprensibile assenza delle istituzioni. Si deve intervenire al più presto per evitare il peggio. Quanto ai profughi è stato possibile solo uno scambio di saluti e raccogliere qualche informazione sulla loro provenienza: la maggior parte sono pakistani e afghani”. Secondo il presule si registra “un grande impegno della comunità diocesana cui però corrisponde un’assenza delle istituzioni cui l’accoglienza sarebbe affidata per legge. Si tratta- spiega – effettivamente di una situazione poco comprensibile. È vero che in alcune delle strutture i soggetti gestori operano in convenzione con la Prefettura, ma mi sembra strano che in tutta la città non si trovi una struttura pubblica da mettere a disposizione almeno per l’accoglienza dei 90 profughi che per legge Gorizia deve ricevere”. Come Chiesa, “pur sapendo che non è nostro compito, non ci tiriamo indietro”. Nella lunga intervista Mons. Radaelli spiega anche che il tema profughi/immigrati è una “questione complessa per cui non ci sono soluzioni facili e immediate e che con essa dovremo convivere a lungo. Già le motivazioni per cui le persone emigrano sono diverse e spesso intrecciate tra loro: guerre, fame, malattie,  ma anche il desiderio di migliorare la situazione economica personale e della propria famiglia. Alcune cause dell’emigrazione – aggiunge – possono trovare soluzione solo a livello internazionale e qui qualcosa può fare e sta facendo il nostro governo”. (R.I.)