Tratta di esseri umani più fiorente della droga

Roma – Un traffico più fiorente di quello della droga. È la tratta di esseri umani, che colpisce anche i bambini, vittime di schiavitù domestica, di pedofilia, di trapianto di organi. E perfino di adozioni internazionali. La denuncia di nuovi allarmanti risvolti arriva dal seminario in Vaticano sull’assistenza alle vittime di tratta. A illustrarne i risultati è monsignor Marcelo Sanchez Sorondo, cancelliere della Pontificia accademia delle Scienze sociali. Ed è Rani Hong, statunitense di origini indiane, a raccontare il suo rapimento a 7 anni, lo sfruttamento, il viaggio in Canada e poi l’adozione. «I profitti della tratta stanno cominciando a superare quelli del narcotraffico», conferma Margaret Archer, presidente della Pontificia accademia Rani Hong oggi presiede negli Usa la Tronie Foundation. Drammatico il suo racconto: «A 7 anni sono stata rapita dal mio villaggio del Sud dell’India, in Kerala. Mio padre era malato, una donna della comunità si è offerta di aiutarci portandomi con sé per mantenermi ed educarmi. Mia madre mi avrebbe potuto visitare tutti i giorni. Così ha fatto, ma dopo un mese non c’ero più. Mi aveva venduta come schiava a un altro padrone dall’altra parte del Paese. Mi misero in gabbia per abituarmi alla sottomissione. Sono stata picchiata, affamata, torturata. Ormai debilitata dalle malattie, a 8 anni sono stata venduta alle adozioni internazionali in Canada, poi sono andata negli Stati Uniti e sono stata adottata. Dopo 20 anni sono tornata in India e ho ritrovato la mia madre biologica, che ha pensato a un miracolo».

Nel 2006 col marito Trong Hong, ex bambino soldato in Vietnam, ha fondato una ong non profit per le vittime di tratta. «Pensiamo che la schiavitù sia finita – dice Rani Hong – ma è un problema enorme la vendita di bambini sia fisicamente che online», attraverso il deep web, la rete internet sommersa. «Succede in molte forme, dalla schiavitù domestica alla vendita nelle adozioni internazionali. Sì – assicura Rani Hong – è un mercato fiorente e in crescita».

Sorondo conferma che il web sommerso «è una delle strade principali dove si adescano i bambini, per la prostituzione, il traffico di organi, il lavoro forzato». Diverse le proposte formulate durante il seminario: un modello elaborato in Canada per individuare e controllare transazioni sospette da parte di banche e istituzioni finanziarie; il controllo del web sommerso, non indicizzato dai motori di ricerca, programmi di reinserimento delle vittime sul modello delle

best practices adottate in Messico che integrano aiuto spirituale, psicologico, umano, medico ed economico. Perché come dice Jami Solli, fondatrice della Alleanza globale per l’aiuto legale, «il risultato della tratta è la morte sociale delle vittime». (Luca Liverani – Avvenire)