Osservatorio di Pavia: Tg, non fanno notizia le periferie del mondo

Roma – In cinque anni di telegiornali italiani il racconto delle periferie del mondo, non solo geografiche, è stato pari all’1% dell’offerta informativa totale. Le notizie riguardanti paesi e contesti in cui germinano conflitti endemici, epidemie e povertà sono state in tutto 492, con una media di sette al mese divise tra tutti i notiziari televisivi. Si parla dei principali telegiornali trasmessi in chiaro sul digitale terrestre nel nostro Paese (Mediaset, Rai e La7), quelli che l’Osservatorio di Pavia, sotto la guida di Paola Barretta, ha analizzato tra il 2012 e il 2017 su iniziativa di Cospe, Ong attiva nella cooperazione da 35 anni, con il sostegno di Fnsi e Usigrai. Un tentativo di mettere a fuoco non soltanto la quantità di spazio dedicato dai nostri notiziari agli esteri, ma anche la qualità e la cornice narrativa adottata. Il rapporto, dall’eloquente titolo “Illuminare le periferie”, è stato presentato ieri nella sede romana della Fnsi, alla presenza del segretario Raffaele Lorusso, del presidente Giuseppe Giuglietti, del segretario dell’Usigrai Vittorio di Trapani e di Anna Meli di Cospe. Viene fuori la tendenza a occuparsi di alcuni paesi solo quando è inevitabile. La narrazione di fenomeni come il terrorismo e l’immigrazione, ad esempio, implica che si parli dei luoghi da cui hanno origine. Eppure, anche in questo caso, il racconto del contesto e cioè delle cause che li hanno generati, è quasi sempre approssimativo o più spesso assente. E così, mentre nazioni come la Guinea-Bissau, la Repubblica democratica del Congo e la Somalia spariscono del tutto dai nostri notiziari, la Repubblica Centrafricana deve al viaggio di papa Francesco il poco spazio a lei dedicato. Restando in tema, negli ultimi due anni le notizie sui viaggi e gli appelli del Pontefice sono appena 14, poco meno di quelle riguardanti conflitti endemici e migrazioni forzate (26). Un trattamento ancora peggiore è riservato al racconto delle violazioni dei diritti umani e della libertà delle donne (sei notizie), mentre la povertà e le carestie ne meritano soltanto cinque. Dati che stridono con l’andamento generale del settore esteri, che nello stesso periodo di riferimento ha invece conosciuto un forte incremento, per una visibilità complessiva pari al 19%. Gran parte di questo spazio, però, è occupato dalla politica (32%), dalla cronaca (32%) e da guerre e terrorismo (30%). Il risultato è una gerarchia delle notizie eurocentrica, che colpisce non solo l’Italia, ma anche gli altri paesi europei, e relega l’Africa nell’oblio con appena il 5% di spazio nelle principali testate del continente. (Matteo Marcelli)