L’addio alle migranti morte nel naufragio del 3 novembre

Salerno – Marian, Osaro, e poi i numeri: 3, 4, 5, fino a 26. Sulle bare una rosa bianca, se erano sole ad affogare nella disumanità del Mediterraneo. Una bianca e una azzurra se in grembo portavano un figlio. Eccolo qui, sotto il sole luminoso di Salerno, l’ultimo capitolo della “strage delle ragazze”. L’hanno chiamato tutti così, il naufragio che s’è consumato lo scorso 3 novembre al largo delle coste libiche: salvati tutti i vivi, in mare sono rimaste soltanto loro, le ragazze. Ventisei corpi esanimi sul pelo dell’acqua. Ventisei voragini nella coscienza dell’Occidente.

A salutarle per l’ultima volta, c’erano centinaia di persone. I parenti delle vittime riconosciute, prima di tutto: il marito di Marian, Sule, e il fratello di Osato. Il primo non ha voluto nemmeno parlare: è rimasto lì, immobile, davanti alla bara di legno lucido. Sulla targhetta la data di nascita della moglie, 7 febbraio 1997. Aveva vent’anni, Marian, da 5 mesi aspettava un bambino. Avevano sognato insieme i suoi lineamenti, e una vita felice per lui in Italia, o forse più lontano. Resteranno sogni. Immobile e zitto anche il fratello di Osaro: ha 18 anni e ha telefonato a mamma, che è rimasta in Nigeria con altri tre figli, «Osaro non c’è più». Anche lei era incinta, di due mesi. «Queste donne cercavano la libertà e la pace – ha detto durante la celebrazione del rito interreligioso l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Luigi Moretti –. Di fronte a loro, che non conosciamo, diciamo “sono nostre sorelle”». Accanto a lui l’imam di Bellizzi, Ebderrhmane Es Saba: «Quello che vivo oggi è il sentimento di qualsiasi cristiano onesto. Queste ragazze cercavano la fortuna, hanno trovato la morte. Ma ora dobbiamo pensare ai vivi. A quelli che sono ancora vivi. Ci vuole umanità tra gli uomini». Sono stati i ragazzi di alcune scolaresche salernitane, poi, a deporre i fiori sui feretri disposti in cerchio sull’Ossario, là dove riposano i morti senza nome della città. Nessuna istituzione era presente alle esequie: «Abbiamo scelto di non invitare nessuno che non appartenesse a questo territorio, e in modo condiviso con chi rappresenta questo territorio. Abbiamo scelto che fosse un rito funebre, per questo oggi non c’è nessuno qui. Ma ci sono, sono tutti con noi» è stata la spiegazione del prefetto di Salerno, Salvatore Malfi.

Dieci salme rimarranno nel cimitero salernitano, le altre verranno sepolte nei cimiteri comunali di Battipaglia, Montecorvino Rovella, Sassano, Montesano sulla Marcellana, Contursi Terme, Novi Velia, Polla, Atena Lucana, Pellezzano, Baronissi, Sala Consilina e Pontecagnano Faiano «perché il nostro territorio è capace di accogliere – ha proseguito il prefetto – e, come accogliamo i vivi, così lo facciamo con i morti».

Presenti alle esequie tutti i sindaci dei Comuni interessati. Il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, ha proclamato per la giornata di ieri il lutto cittadino e, per mezz’ora, ieri sera, si sono spente le luci in alcune strade e piazze della città. Al cimitero sono arrivate anche delegazioni dell’associazione Casa delle Donne e del movimento delle Donne in Nero: «Siamo qui oggi per dimostrare la nostra solidarietà nei confronti di queste nostre sorelle» hanno detto. Sabato prossimo, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza maschile sulle donne, hanno deciso di partire alla volta di Roma da qui. (V.D.)