Roma – “I migranti sono portatori di un contributo prezioso, specie se letto alla luce della situazione demografica, economica, spirituale e sociale del Vecchio Continente”. E’ quanto dice l’arcivescovo di Genova e già presidente della Conferenza Episcopale Italiana in un libro intervista con don Ivan Maffeis, “Cose che ricordo” edito da San paolo e da oggi in libreria. Per il porporato “questa verità va riaffermata con chiarezza rispetto a una lettura che si limita a interpretare la presenza degli stranieri in termini di problemi e pericoli. Per non cadere nel pregiudizio e nell’assuefazione – spiega Bagnasco – davanti alla persistenza di questo esodo – come pure per non rassegnarsi a una cultura dell’indifferenza che grida vendetta al cospetto di Dio – la via rimane quella che il Santo Padre non si stanca di additarci: non fermarsi ai numeri, ma lasciarsi interrogare dai volti affamati, perseguitati e sfruttati, da quei piedi scalzi e stremati che hanno conosciuto la sabbia del deserto, e da cuori umani vittime dei mercanti di schiavi di oggi. Per il cardinale sapere che molti di quanti bussano alle nostre porte hanno alle spalle una storia di “vessazioni indicibili” e “nessun luogo a cui tornare, ci aiuterà a investire con rinnovata convinzione su percorsi di tutela, promozione e integrazione. Un contributo decisivo, al riguardo, passa dalla riscoperta della visione cristiana dell’uomo: un’Europa che non fosse più capace di aprirsi alla sacralità della vita sarebbe un’Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello spirito umanistico che pure ama e difende”.
Rispondendo ad una domanda sul diritto di cittadinanza l’ex presidente dei vescovi italiani si dice convinto che rappresenta “un segno di civiltà. Se è vero, infatti, – spiega – che a chi ha fame bisogna innanzitutto dar da mangiare, l’emergenza deve poi cedere il passo a misure che assicurino un futuro di dignità, perché non si può vivere perennemente assistiti. A maggior ragione il discorso vale per quanti sono nati e studiano in Italia. Se non si vuole risolvere il fenomeno migratorio in un conflitto senza soluzioni, la scelta dell’integrazione è ineludibile. Su questa linea, la conoscenza della lingua
e della cultura, un itinerario formativo e la condivisione dei valori di fondo – compreso il dovere di collaborare al bene comune del Paese – sono le basi per una legislazione che sancisca il diritto di cittadinanza. Con la doverosa attenzione alla legalità, la sfida è ineludibile, se vogliamo davvero integrare: ne guadagnerà la stessa sicurezza del nostro Paese”.
Bagnasco parla della presenza sul territorio accanto ai bisogno delle persone portata avanti “tra la gente e con la gente, grazie soprattutto a sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose, comunità parrocchiali, operatori pastorali, Caritas e Migrantes, innumerevoli opere e istituzioni che costituiscono un riferimento per tutti. Del resto, è questa presenza quotidiana – attenta all’ascolto, alla comprensione, all’accoglienza e al servizio – a fare della Chiesa italiana una Chiesa veramente di popolo, che con la sua rete di servizi offre una provvidenziale spiaggia di tenuta, significato e superamento. In una parola, di speranza”. (R.I.)



