Città del Vaticano – La comunità romena che vive in Italia ieri ha celebrato la festa nazionale della Romania. Per l’occasione una rappresentanza ieri mattina era presente in piazza San Pietro per partecipare alla preghiera mariana dell’Angelus.
“Saluto il gruppo di Pregaziol (Treviso) e i giovani cresimandi di Mestrino (Padova); come pure la comunità romena che vive in Italia e che oggi celebra la festa nazionale della Romania”, ha etto il Papa al termine. E nella prima domenica di Avvento, a poche ore dal rientro dal suo 21mo viaggio internazionale in Myanmar e Bangladesh ha voluto ricordare questi giorni. “Questa notte sono rientrato dal viaggio apostolico in Myanmar e Bangladesh. Ringrazio tutti coloro che mi hanno accompagnato con la preghiera, e invito ad unirsi al mio rendimento di grazie al Signore, che mi ha concesso di incontrare quelle popolazioni, in particolare le comunità cattoliche, e di essere edificato dalla loro testimonianza. E’ impresso in me – ha aggiunto – il ricordo di tanti volti provati dalla vita, ma nobili e sorridenti. Li porto tutti nel cuore e nella preghiera. Grazie tante al popolo del Myanmar e al popolo del Bangladesh!”. Il Papa ha quindi pregato “ in modo particolare” anche per il popolo dell’Honduras “perché possa superare in maniera pacifica l’attuale momento di difficoltà”.
Commentando quindi le letture del giorno ha sottolineato che l’Avvento è “il tempo che ci è dato per accogliere il Signore che ci viene incontro, per verificare il nostro desiderio di Dio, per guardare avanti e prepararci al ritorno di Cristo”. Papa Francesco ha quindi ricordato che nel Vangelo Gesù esorta “a fare attenzione e a vegliare, per essere pronti ad accoglierlo nel momento del suo ritorno”. “La persona che fa attenzione – ha spiegato – è quella che, nel rumore del mondo, non si lascia travolgere dalla distrazione o dalla superficialità, ma vive in maniera piena e consapevole, con una preoccupazione rivolta anzitutto agli altri. Con questo atteggiamento ci rendiamo conto delle lacrime e delle necessità del prossimo e possiamo coglierne anche le capacità e le qualità umane e spirituali. La persona attenta si rivolge poi anche al mondo, cercando di contrastare l’indifferenza e la crudeltà presenti in esso, e rallegrandosi dei tesori di bellezza che pure esistono e vanno custoditi”. Per il pontefice essere attenti e vigilanti sono “i presupposti per non continuare a vagare lontano dalle vie del Signore, smarriti nei nostri peccati e nelle nostre infedeltà; sono le condizioni per permettere a Dio di irrompere nella nostra esistenza, per restituirle significato e valore con la sua presenza piena di bontà e di tenerezza”. (Raffaele Iaria)



