Roma – In 755 Comuni italiani, pari al 9,5% del totale, la popolazione nell’ultimo quinquennio è cresciuta unicamente grazie agli immigrati. Lo sostiene il 51esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese redatto dal Censis e presentato venerdì scorso. Si tratta – spiegano i ricercatori – di Comuni in cui risiedono oltre 11 milioni di abitanti, ovvero il 18,4% della popolazione: l’incremento del 32% degli abitanti stranieri in queste località ha compensato la riduzione dello 0,9% degli italiani, permettendo a questi centri di godere di un movimento anagrafico positivo per l’1,4%.
«Il contributo demografico positivo derivante dalla stabilizzazione dei migranti – riferisce il Rapporto Censis – è particolarmente evidente in quelle aree che sono maggiormente a rischio di spopolamento, ovvero i Comuni periferici che distano tra i 40 e i 70 minuti dai poli urbani maggiori, dove risiedono circa 3,6 milioni di abitanti (il 5,9% della popolazione italiana) e i Comuni ultraperiferici che distano oltre 70 minuti dalle aree urbane, dove vivono quasi un milione individui, pari all’1,5% della popolazione.
Secondo il Censis nel nostro Paese il 14,7% della popolazione di 15-74 anni è in possesso della laurea. L’incidenza tra gli stranieri non comunitari scende all’11,8%. Ma il dato medio europeo degli cittadini non comunitari con istruzione terziaria è pari al 28,5%: 21,4% in Spagna, 26,7% in Francia, 50,6% nel Regno Unito, 58,5% in Irlanda. Gli studenti stranieri iscritti nelle università italiane sono solo il 4,4% del totale, in Germania il 7,7%, in Francia il 9,9%, nel Regno Unito il 18,5%. Nel 2016, su 52.056 nuovi permessi rilasciati nell’Unione europea a lavoratori qualificati, titolari di Carta blu e ricercatori, quelli emessi in Italia sono stati solo 1.288 (appena il 2,5% del totale), nei Paesi Bassi 11.645, in Germania 6.570, in Francia 5.889, in Spagna 3.661, nel Regno Unito 1.602. L’Italia attrae soprattutto giovani migranti scarsamente scolarizzati. Il 90% degli stranieri non comunitari che nel nostro Paese lavorano alle dipendenze fa l’operaio (il 41% tra gli italiani), l’8,9% l’impiegato (il 48% tra gli italiani). Manca una visione strategica che, al di là dell’emergenza e della prima accoglienza, valuti nel medio-lungo periodo il tema della povertà dei livelli di formazione e di competenze del capitale umano che attraiamo, sostiene il Censis.



