Papa Francesco: “il peccato è lasciare che le paure condizionino le nostre scelte”

 Città del Vaticano – “Non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze. E così spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci. Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, ‘rubino’ qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento. Queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano”. Ma avere dubbi e timori “non è un peccato”. A dirlo questa mattina Papa Francesco celebrando in San Pietro in occasione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato. La basilica è gremita di migranti da tempo arrivati in Italia ma anche di rifugiati e profughi giunti negli ultimi anni. Ad accompagnarli i cappellani etnici. Con loro il direttore Migrantes di Roma, mons. Pierpaolo Felicolo. Con il Papa a concelebrare anche il presidente Migrantes, mons. Guerino Di Tora.

Per il pontefice “il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, con il diverso, con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore”. Da questo incontro con Gesù “presente nel povero, nello scartato, nel rifugiato, nel richiedente asilo – ha detto il papa – scaturisce la nostra preghiera di oggi. È una preghiera reciproca: migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati e per i migranti di più lunga permanenza”.

Per il  forestiero, il migrante, il rifugiato, il profugo e il richiedente asilo “ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù. Il suo invito ‘Venite e vedrete!’ è oggi rivolto a tutti noi, comunità locali e nuovi arrivati. È un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo. È un invito che offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive”.

“Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa – ha spiegato Bergoglio – conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro. Per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori”. L’incontro vero con l’altro “non si ferma all’accoglienza, ma ci impegna tutti” nelle altre tre azioni che il papa ha evidenziato nel Messaggio per questa Giornata: “proteggere, promuovere e integrare”. (Raffaele Iaria)