Per il pontefice “il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, con il diverso, con il prossimo, che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore”. Da questo incontro con Gesù “presente nel povero, nello scartato, nel rifugiato, nel richiedente asilo – ha detto il papa – scaturisce la nostra preghiera di oggi. È una preghiera reciproca: migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati e per i migranti di più lunga permanenza”.
Per il forestiero, il migrante, il rifugiato, il profugo e il richiedente asilo “ogni porta della nuova terra è anche un’occasione di incontro con Gesù. Il suo invito ‘Venite e vedrete!’ è oggi rivolto a tutti noi, comunità locali e nuovi arrivati. È un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, per accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo. È un invito che offre l’opportunità di farsi prossimo all’altro per vedere dove e come vive”.
“Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa – ha spiegato Bergoglio – conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro. Per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e i loro timori”. L’incontro vero con l’altro “non si ferma all’accoglienza, ma ci impegna tutti” nelle altre tre azioni che il papa ha evidenziato nel Messaggio per questa Giornata: “proteggere, promuovere e integrare”. (Raffaele Iaria)



