Chieti – “Anche oggi il Signore ci chiama in diversi modi, ma noi spesso facciamo fatica a riconoscere la sua vita, specialmente quando ci parla attraverso i piccoli e coloro che il mondo scarta”. A dirlo, ieri mattina, don Gianni De Robertis, Direttore generale della Fondazione Migrantes, nell’omelia pronunciata nella cattedrale di San Giustino a Chieti in occasione della celebrazione della 104ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.
Alla celebrazione, presieduta da don Luca Corazzari, Direttore Caritas e Migrantes della diocesi di Chieti-Vasto, erano presenti migranti di diverse nazionalità, ospiti di alcune strutture diocesane di Avezzano, Pescara e Teramo e fedeli anche di altre diocesi della regione Ecclesiastica Abruzzo-Molise dove si celebrava la Giornata Nazionale.
Alla celebrazione, presieduta da don Luca Corazzari, Direttore Caritas e Migrantes della diocesi di Chieti-Vasto, erano presenti migranti di diverse nazionalità, ospiti di alcune strutture diocesane di Avezzano, Pescara e Teramo e fedeli anche di altre diocesi della regione Ecclesiastica Abruzzo-Molise dove si celebrava la Giornata Nazionale.
Don de Robertis si è soffermato in particolare sulla prima lettura tratta dal Libro di Samuele evidenziando che è “possibile dirci cristiani, conoscere la dottrina, frequentare le chiese ma se non si è fatta l’esperienza personale del Signore e della sua misericordia, siamo seguaci di un idolo e non del Dio di Gesù”. “Samuele aveva difficoltà a riconoscere la voce del Signore. Il Signore lo chiama più volte ma lui confonde la sua voce con quella di Eli”, ha detto don De Robertis richiamando poi il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato: “ogni forestiero che bussa alla nostra porta è un’ occasione di incontro con Gesù Cristo il quale si identifica con lo straniero accolto o rifiutato di ogni epoca”. La Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato è “un’ occasione preziosa per dimorare con questi nostri fratelli e sorelle giunti nel nostro Paese, per ascoltarli. Essi non hanno bisogno anzitutto delle nostre cose ma della nostra attenzione, e noi abbiamo bisogno di loro per incontrare il Signore che ci parla e ci chiama ad una vita più umana”. Il sacerdote al segno della pace ha invitato tutti a scambiarsi un gesto di comunione “non solo con i vicini ma uscendo dai banchi con quelli di altra lingua e nazione”.



