Con o senza scuola: i due destini dei bambini rifugiati

Roma – Chi, nonostante la fuga dalla guerra, riesce a sedersi ancora sui banchi di scuola, ha la possibilità di ricominciare a sorridere e sognare e lasciarsi alle spalle il trauma della guerra. Ed è questo il tema al centro dell’evento «Con o senza istruzione. Un bambino. Due destini» organizzato dall’Agenzia Onu per i Rifugiati (ACNUR) in occasione della seconda edizione della campagna “Mettiamocelo In Testa” che mira a sensibilizzare sull’importanza dell’istruzione per i minori rifugiati e raccogliere fondi per garantire loro l’accesso a un’istruzione di qualità.

Protagonista dell’evento, l’attore Lino Guanciale (testimonial dell’ACNUR), volto noto di numerose fiction Rai. Con lui due gemelli hanno impersonato i due destini possibili di un bimbo siriano: quello senza istruzione finisce a raccogliere carbone per venderlo casa per casa caricandosi il sacco sulle spalle; quello che, nonostante il trauma, continua a studiare può ancora sperare in una vita dignitosa. «Sono stato recentemente in Libano – racconta Lino Guanciale – e ho visto con i miei occhi cosa significa, da un giorno all’altro, perdere tutto. Ho conosciuto rifugiati e sono rimasto colpito dal fatto che per molti di loro la preoccupazione più grande non fosse il ricordo della guerra, la perdita di tutte le certezze o le tante difficoltà materiali come il freddo o la fame, ma poter garantire l’istruzione ai propri figli».

Stando ai dati emersi del rapporto Left Behind nel corso dell’ultimo anno, oltre 3,5 milioni di bambini rifugiati in tutto il mondo non hanno avuto la possibilità di andare a scuola. Se in tutto il mondo l’istruzione superiore si attesta al 36%, per i ragazzi rifugiati la percentuale rimane drammaticamente ferma all’1%. Eppure, per la sopravvivenza di un bambino rifugiato, la scuola non è meno importante di una tenda dove dormire, del cibo o delle cure mediche.

«Un bambino rifugiato ha già dovuto subire il trauma della violenza e della fuga forzata per sopravvivere, spesso ha perso anche i suoi genitori. Non possiamo e non dobbiamo permettere – commenta Carlotta Sami, portavoce dell’ACNUR per il Sud Europa – che debba rinunciare anche all’istruzione. Per queste ragioni chiediamo a tutti di sostenere la campagna: un sms o una chiamata da fisso al 45516 può avere un impatto determinante nella vita di un bambino rifugiato».