Roma – E’ iniziata con il volo di una colomba, in segno di pace e con una preghiera alla Madonna per la pace la visita di Papa Francesco alla comunità greco-cattolica ucraina in Italia nella Basilica di Santa Sofia nella zona di Boccea. E nel suo saluto ha ricordato il ruolo delle badanti ucraine nelle famiglie italiane accanto ai nostri anziani: donne “apostole di carità e di fede. Siete preziose – ha etto loro papa Francesco – e portate in molte famiglie italiane l’annuncio di Dio nel migliore dei modi, quando con il vostro servizio vi prendete cura delle persone attraverso una presenza premurosa e non invadente”. Da qui l’invito a considerare “il vostro lavoro, faticoso e spesso poco appagante, non solo come un mestiere, ma come una missione: siete i punti di riferimento nella vita di tanti anziani, le sorelle che fanno loro sentire di non essere soli. Portate il conforto e la tenerezza di Dio a chi, nella vita, si dispone a prepararsi all’incontro con lui. E’ un grande ministero di
prossimità e di vicinanza, gradito a Dio, di cui vi ringrazio”. Nel suo saluto il pontefice ha ricordato tre figure simbolo il card. Slipyj, che venne liberato da un campo di concentramento siberiano su interessamento di papa Giovanni XXIII; l’arcivescovo Stepan Chmil, che fu il primo educatore di papa Francesco, perché lavorava nella scuola salesiana a Buenos Aires, e il cardinale Husar che fu costretto a fuggire dall’esercito sovietico e riorganizzò la Chiesa greco-cattolica-ucraina.
E in conclusione del suo saluto ancora una volta l’appello alla pace per questo Paese affinché “non si spenga mai la speranza, ma si rinnovi il coraggio di andare avanti, di ricominciare sempre”. “Comprendo – ha spiegato – che, mentre siete qui, il cuore palpita per il vostro Paese, e palpita non solo di affetto, ma anche di angoscia, soprattutto per il flagello della guerra e per le difficoltà economiche. Sono qui per dirvi che vi sono vicino: vicino col cuore, vicino con la preghiera, vicino quando celebro l’Eucaristia. Lì supplico il Principe della Pace perché tacciano le armi”. (Raffaele Iaria)



