Emilia Romagna: la maggioranza degli stranieri è cristiana

Bologna – La maggior parte degli stranieri immigrati nel territorio dell’Emilia Romagna professa la fede cristiana: è il dato che emerge da una ricerca commissionata dall’Assemblea legislativa dell’Emilia Romagna all’Osservatorio sul pluralismo religioso, in collaborazione con l’Alma Mater. In linea con i dati nazionali, i fedeli dell’Islam rappresentano in regione il 32% degli immigrati, mentre oltre il 50% sono cristiani, in particolare ortodossi, cattolici, evangelici e pentecostali). Da Piacenza a Rimini sono state recensite dall’Osservatorio 65 comunità ortodosse, delle quali 41 con una sede stabile, mentre le altre sono in fase di organizzazione e suddivise secondo i patriarcati di appartenenza. Dodici del patriarcato di Costantinopoli, due del catholicossato di Georgia, quattordici dal patriarcato di Mosca, ventisette dal patriarcato di Romania. Delle antiche Chiese orientali dette pre–calcedonesi, si contano quattro comunità: Armena, Copta e due Eritree, stanziati soprattutto a Bologna. Da un punto di vista numerico, è la giovane diocesi ortodossa romena d’Italia ad avere il maggior numero di comunità e di fedeli, mentre le comunità degli altri Patriarcati, in particolare Costantinopoli e Mosca, vantano comunità più radicate da un punto di vista storico. Le varie Chiese ortodosse sono quelle più giovani sia per quel che riguarda i sacerdoti (il 60% ha meno di 50 anni), sia per i fedeli (45 anni la media di età), i loro sacerdoti sono in gran parte sposati (più del 70%) e solo il 60% fa il ministro del culto a tempo pieno: il 40% ha una propria occupazione lavorativa indipendente dal ministero sacerdotale. Stabile la presenza islamica nel territorio, con 168 luoghi di culto, sei in meno rispetto a due anni fa: un dato che conferma un forte dinamismo e una forte solidarietà all’interno delle comunità e delle comunità verso gli immigrati appartenenti alla stessa tradizione religiosa. Si registra anche la presenza di quattro comunità ebraiche, che hanno una storia spesso più che millenaria in regione e quindi non rientrano nel fenomeno della migrazione. L’Emilia Romagna non è più, quindi, un monolite religioso: decenni di secolarizzazione degli italiani da un lato e le importanti migrazioni di stranieri dall’altro hanno fortemente cambiato il quadro, facendo della regione un’area d’Italia caratterizzata dalla convivenza di diversi culti che arricchisce il quadro culturale e religioso lungo la via Emilia. La ricerca, sviluppata attraverso questionari e studi empirici, racconta di una terra non più di confine tra la tradizione papalina e l’epopea dell’anticlericalismo anarchico–repubblicano. «Le istituzioni hanno il compito di operare perché si possa costruire una società in cui la convivenza è riconoscere agli altri la stessa dignità che vorremmo fosse riconosciuta a noi stessi» ha spiegato Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea legislativa regionale. «I dati raccolti in questo volume – aggiunge la presidente – vogliono essere il nostro contributo a una discussione seria, non rituale e non falsata da luoghi comuni, per rendere più sicura, serena, accogliente e civile la nostra società». (Andrea Caniato)