New York – Gli Stati Uniti hanno “perso” oltre 1.500 bambini che erano entrati nel Paese illegalmente senza i loro genitori. La notizia ha allarmato sia le associazioni che difendono i diritti umani sia i sostenitori di una linea dura contro gli immigranti. I primi temono che i ragazzini siano finiti nelle maglie delle reti del traffico minorile, i secondi che i giovanissimi incoraggino ulteriori arrivi illegali. Ma la bufera scoppiata sui social media è servita soprattutto a mettere in luce la politica inaugurata dall’ Amministrazione Trump di separare dai loro figli tutti gli adulti che arrivano negli Usa senza documenti. È stato il vice-segretario del Dipartimento per la salute e i servizi umani, Eric Hargan, a sostenere, in una testimonianza in Senato, che il governo federale ha perso traccia di 1.475 bambini migranti che aveva affidato a famiglie ‘sponsor’ dopo che avevano attraversato illegalmente il confine tra Usa e Messico. Poi l’ Amministrazione ha precisato che nella maggioranza dei casi gli adulti ai quali erano stati affidati erano i genitori o familiari che vivevano già negli Stati Uniti e che «non hanno risposto alle nostre telefonate o non sono stati raggiunti, al momento». Una spiegazione plausibile è che spesso queste persone sono a loro volta nel Paese illegalmente. Di qui l’ allarme dei conservatori, e della stessa Amministrazione Trump, che ha descritto la prassi di rilasciare i minori in attesa che un’ audizione in tribunale determini il loro status «un difetto fondamentale nella politica sull’ immigrazione degli Usa che incentiva a violare le leggi». Le associazioni per la tutela dei migranti riconoscono che la spiegazione del ministero è verosimile, ma vorrebbero saperne di più, per scongiurare il pericolo che i giovanissimi siano caduti nelle mani di sfruttatori del lavoro o della prostituzione minorile. Di quei bambini si sa che sono arrivati dopo l’ insediamento del presidente repubblicano, che la maggior parte proviene da Honduras, El Salvador e Guatemala, e che sono scappati dai cartelli della droga e dalla violenza delle bande. Tutti avevano fatto domanda di asilo per motivi umanitari e il Dipartimento per la Salute e i Servizi Umani, che sovrintende al reinsediamento dei rifugiati, ha iniziato a contattarli su richiesta della Casa Bianca per determinare cosa fosse successo ai 7.635 bambini che aveva collocato lo scorso anno in base alle politiche inaugurate da Barack Obama. Politiche che il nuovo inquilino di Pennsylvania Avenue ha ora modificato. Il ministro alla Giustizia Jeff Sessions ha infatti confermato ufficialmente una politica di “tolleranza zero”, già di fatto in vigore da ottobre, che prevede la separazione e la detenzione per le famiglie centroamericane che tentano di attraversare il confine illegalmente. Già centinaia di bambini immigrati sono stati tolti ai loro genitori alla frontiera da ottobre, e la nuova prassi comporterà un forte aumento. (E.Molinari – Avvenire)



