Lampedusa – Per ricordare il V anniversario dalla visita di Papa Francesco, l’8 luglio 2013, la comunità ecclesiale di Lampedusa ha organizzato diverse iniziative: nel salone della parrocchia S. Gerlando parrocchiale è stata allestita una mostra con foto e oggetti che ricordano la visita di Francesco, la proiezione del documentario “Iuventa” dedicato a chi salva le vite in mare, ma ancora, ieri, giorno anniversario del viaggio, la rilettura a più voci dell’omelia pronunciata dal Papa, e la celebrazione eucaristica presieduta dall’arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro. Tutte iniziative per rilanciare il messaggio di papa Francesco in occasione del suo viaggio a Lampedusa, che fu anche il primo del Pontificato. Il card. Montenegro nell’omelia ha parlato della visita del Papa, come quella di un profeta che “ci ha ricordato che l’indifferenza uccide e che noi siamo i custodi dei nostri fratelli”. Il porporato ha denunciato, come ha fatto in occasione della festa di San Calogero, il 1 luglio scorso, l’incoerenza tra la fede e la vita. Ai cristiani presenti in chiesa ha detto: “se io sono qua a nutrirmi del corpo di Cristo, lo stesso Signore è nel fratello sul barcone che cerca di salvarsi e grida ‘non voglio morire’”. Per il card. Montenegro “volere la pace, volere un mondo più giusto non è solo un pio desiderio. Ma sono fatti che costruiscono la coscienza degli uomini. E serve qualcuno che ci aiuti. Il Papa è stato quest’uomo. È venuto qui per dire al mondo quello che è importante per la società e per la Chiesa di oggi”. “Non è giusto che muoia un migrante su sette. Questa è la statistica per quest’anno. L’anno scorso ne è morto uno su 38. Vuol dire che i morti stanno aumentando”, ha sottolineato il porporato, invitando a chiederci “di chi è questa responsabilità”. Papa Francesco – ha aggiunto l’arcivescovo di Agrigento – cinque anni fa ha cominciato un discorso che ancora non ha completato. E continua nonostante i venti contrari”.



