Roma – “Pare che il Comune debba fare ogni tanto delle azioni di forza per dimostrare qualcosa”. Così mons. Paolo Lojudice, vescovo delegato Migrantes della Conferenza Episcopale del Lazio e segretario della Commissione Cei per le Migrazioni, commenta in un’intervista al Sir lo sgombero delle famiglie rom del Camping River bloccato dalla Corte europea per i diritti dell’uomo, mentre l’altro ieri altre persone sono state mandate via dall’ex Fiera di Roma. A suo avviso “gli sgomberi non sono la soluzione: non va bene quella distruzione, quel modo di fare. La cosa strana è che lo sgombero del Camping River era già in programma da anni, con i vari ultimatum. Il Comune ha anche autodistrutto i container, non si capisce dove vogliono andare a parare. Pensano di spaventarli per farli andare via? Ma questa sarebbe una soluzione e una analisi sbagliata, che non funziona”.
“È un vecchio problema a cui non si trova una soluzione intelligente – osserva mons. Lojudice -. È chiaro, aiutare queste persone ad uscire da un campo in cui vivono da tanti anni non è facile, posto che qualcuno affitti appartamenti a famiglie rom. Il Comune si lamenta di aver messo a disposizione dei soldi, però non trova chi affitta. Ma non è questo il passaggio giusto. Secondo me ci sono passaggi intermedi che non possono essere saltati”. Sul grave ferimento con una pistola ad aria compressa di una bimba rom di 13 mesi, il 17 luglio scorso a Roma, mons. Lojudice commenta: “Questo fatto ci potrebbe far riflettere, da una parte e dall’altra, che in questo momento non serve alzare la tensione. Le contrapposizioni non aiutano nessuno”.
“È un vecchio problema a cui non si trova una soluzione intelligente – osserva mons. Lojudice -. È chiaro, aiutare queste persone ad uscire da un campo in cui vivono da tanti anni non è facile, posto che qualcuno affitti appartamenti a famiglie rom. Il Comune si lamenta di aver messo a disposizione dei soldi, però non trova chi affitta. Ma non è questo il passaggio giusto. Secondo me ci sono passaggi intermedi che non possono essere saltati”. Sul grave ferimento con una pistola ad aria compressa di una bimba rom di 13 mesi, il 17 luglio scorso a Roma, mons. Lojudice commenta: “Questo fatto ci potrebbe far riflettere, da una parte e dall’altra, che in questo momento non serve alzare la tensione. Le contrapposizioni non aiutano nessuno”.



