Bologna – L’integrazione? Cresce sui banchi di scuola, arriva prima e meglio delle regole studiate dalla politica e non può fare a meno del principio di umanità, applicato nella concretezza. La storia è quella di una classe davvero speciale, che a Bologna ha messo insieme 19 studenti liceali e 6 neomaggiorenni richiedenti asilo provenienti da Paesi dell’Africa subsahariana. Giovani con storie completamente diverse alle spalle, che in comune hanno avuto però tante domande e lo stesso desiderio di ‘fare amicizia’ e di imparare. Gli organizzatori dell’iniziativa di alternanza scuola-lavoro Asl, che si chiama ‘Al di là dei muri’, sono il Liceo Scientifico Enrico Fermi e la cooperativa sociale Arca di Noè di Bologna. “Si tratta di richiedenti asilo ancora in attesa di un eventuale permesso da parte delle commissioni territoriali – spiega Antonia Grasselli, coordinatrice del progetto –. Vengono dal Senegal, dalla Nigeria, dal Gambia e dalla Guinea Conakry. Hanno trascorso un periodo di studi con i nostri studenti italiani, perché volevano conoscere le nostre regole e la nostra cultura”. Così il lavoro di gruppo, per gli studenti italiani, si è sommato alle lezioni del mattino, mentre il coinvolgimento di professori e tutor ha consentito di pianificare itinerari personalizzati per i richiedenti asilo: fattori che si sono rivelati decisivi.
“L’obiettivo – racconta – è stato realizzare un contesto favorevole all’incontro e alla condivisione, partendo dal tema della scoperta dell’altro”. I contenuti disciplinari sono diventati occasione di un lavoro creativo, necessario per far nascere una cultura nuova, che non ha rinnegato niente delle singole specificità, ma che di esse si è arricchita continuamente. È nato un sito (http://registrodiclasse.storiamemoria. eu) che ha descritto e permesso di partecipare quasi in diretta a pochi ma intensi mesi di esperienza comune.
“Questa è la scuola del futuro, non necessariamente perché multietnica o multiculturale, tanto più che nei licei la presenza di studenti stranieri non è rilevante, soprattutto quella di studenti provenienti dalle aree extraeuropee. C’era il rischio di svolgere delle attività che rimanessero completamente separate rispetto alla vita della scuola e invece questa classe speciale si è trovata incardinata nella vita scolastica, anche se le sue lezioni si svolgevano in orario pomeridiano”.
I professori hanno ritrovato i loro allievi, o parte di essi, gli studenti hanno avvertito una continuità didattica e culturale con le lezioni del mattino. “Forse l’aspetto che più ha funzionato è stato l’abbinamento tra studenti liceali e stranieri neomaggiorenni, un abbinamento che ha esaltato il protagonismo e le possibilità di intervento, diverse, ma effettive, dei due gruppi”. Nella scuola si rinnova ogni giorno l’esperienza gratuita dell’incontro e della scoperta. Sui banchi di scuola, nei laboratori e nelle uscite didattiche, è documentato un lavoro lungo un anno, che ricorda come la cittadinanza sia innanzitutto un percorso da compiere per tutti. (Giulio Isola – Avvenire)



