Roma – Chi sono i giovani? Quali desideri coltivano? La fede religiosa e la Chiesa hanno ancora un ruolo nella loro vita? La tesi che va per la maggiore disegna scenari apocalittici. I giovani di oggi sono nichilisti, sprecati e sdraiati. Disillusi su tutto, non credono più a nulla, assuefatti a un presente accartocciato su se stesso. Vittime designate di un sistema culturalmente ostile ai cambiamenti, che incatena speranze e ideali. Preludio di un futuro opaco, poco promettente.
Ma è davvero così? Alberto Galimberti prova a ribaltare il punto di vista, nel volume “E’ una Chiesa per Giovani (Ancora) ascoltando i suoi coetanei e provando a smantellare pezzo per pezzo la mole di luoghi comuni cuciti loro addosso. Questo libro è un viaggio scandito dall’incontro di giovani impegnati, tra mille peripezie, a scovare il senso della propria esistenza, a non disertare il destino cui sono chiamati, coscienti che a volte le paure sono solo speranze in controluce. Armato di penna e taccuino, un loro coetaneo è andato a stanarli, in Italia e all’estero. Credenti e atei, studenti e lavoratori, sposati e conviventi. I giovani e il lavoro. I giovani e l’amore. I giovani e la morte. I giovani e la vocazione. I giovani e la Chiesa. Tra queste storie, voci autorevoli che emergono dal «rumore di fondo» del dibattito pubblico attuale, si inseriscono le interviste ad Alessandro D’Avenia, Franco Garelli, Chiara Giaccardi, Alessandro Rosina, capaci di cogliere e decifrare e illuminare le sfaccettature di un mondo complesso come quello giovanile, ma al quale è senza dubbio possibile offrire una chiave di lettura aperta alla speranza.



