Salvadoregni in Italia in festa per San Romero

Milano È stato il grande giorno del Salvador domenica 14 ottobre. Ma lo è stato anche per chi il Salvador lo ha dovuto lasciare e oggi vive anche nelle nostre città. In piazza San Pietro per Monseñor c’erano anche tanti salvadoregni delle comunità italiane. Del resto le stime più attendibili – ben più alte rispetto ai censimenti ufficiali – parlano di almeno 45mila immigrati dal Salvador presenti in Italia, in gran parte concentrati a Milano e in Lombardia, ma con una comunità significativa anche a Roma. Sono il volto più vicino della diaspora di un popolo che oggi conta 6 milioni di abitanti in patria e altri 3 milioni sparsi tra gli Stati Uniti e il resto del mondo.

Le prime donne salvadoregne – raccontano le comunità – arrivarono in Italia tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta: emigrate a causa di quella povertà frutto dell’ingiustizia che Romero avrebbe denunciato, trovarono lavoro come collaboratrici familiari tra Gallarate e Varese. Poi – negli anni terribili tra il 1980 e il 1992, quelli della guerra civile – toccò anche agli uomini scegliere la via dell’emigrazione: molti diventarono portinai, autisti, lavoratori di imprese di pulizie. Tuttora però dal Salvador si continua ad emigrare; e accanto alla povertà tra le cause di oggi c’è la violenza delle “maras”, le bande criminali che ne hanno fatto uno dei Paesi più violenti al mondo.

Per questo anche chi non ha potuto esserci in piazza San Pietro ha vissuto con particolare gioia in Italia il giorno di “san Romero dell’America”: a Milano i salvadoregni domenica si sono ritrovati alla chiesa di Santo Stefano per seguire in diretta la canonizzazione; qualche sera prima con i loro canti e il sapore gustoso delle popusas avevano animato un momento su Romero al Centro missionario Pime. A Roma, invece, hanno avuto la gioia di veder inaugurata sabato – nel giardino “El Salvador” all’Eur – una statua di san Romero, alla presenza del presidente Sanchez Ceren e del cardinale Gregorio Rosa Chavez.

“Non pochi salvadoregni hanno dovuto lasciare la loro terra in cerca di un futuro migliore”, ha detto ieri parlando proprio di loro Papa Francesco, durante l’udienza concessa nell’Aula Paolo VI a tutti i pellegrini giunti a Roma per la canonizzazione di Romero. “In Salvador non sono mancate le difficoltà, il flagello della divisione, quello della guerra – ha aggiunto papa Francesco –. La violenza si è fatta sentire con forza nella vostra storia recente, ma il popolo resiste e va avanti. La memoria di san Oscar Romero – ha concluso – sia un’occasione eccezionale per inviare un messaggio di pace e riconciliazione a tutti i popoli dell’America Latina”. (Giorgio Berardelli)