Roma – Niente più posti nei bandi di servizio civile per rifugiati. Il Ministero dell’Interno ha azzerato il progetto “Integrazione”, varato lo scorso anno dal precedente governo grazie ai fondi europei del programma Fami (Fondo asilo, migrazione e integrazione). Grazie a uno stanziamento di 18 milioni di euro, aggiuntivo al fondo per il servizio civile, era stato possibile prevedere altri 3.000 posti da riservare a giovani che fossero titolari dello status di rifugiato o di protezione umanitaria o sussidiaria. Dodici mesi di servizio civile da svolgere nei progetti degli enti del privato sociale o degli enti locali, fianco a fianco con i coetanei italiani: un modo per sostenere il cammino di integrazione dei rifugiati che avevano concluso il periodo di accoglienza nel circuito Sprar.
Lo scorso anno erano stati presentati i primi progetti, che prevedevano l’integrazione di 192 rifugiati, di cui 120 in progetti nazionali e 72 in progetti regionali. Un avvio difficile, dovuto anche a una doppia rendicontazione che ha disincentivato la partecipazione degli enti, scoraggiati dall’eccessivo impegno burocratico richiesto rispetto ai bandi tradizionale. Ma quest’anno nell’ultima riunione del 2 ottobre della Consulta degli enti di servizio civile, presente il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Vincenzo Spadafora che ha la delega in materia, gli enti hanno chiesto se – come di consueto – anche i fondi Fami, riservati all’integrazione, non spesi nell’anno precedente sarebbero stati reimpiegati. Soldi che sarebbero serviti ad avviare in servizio altri 2.808 rifugiati assieme ai 53 mila posti per volontari. E a questo punto per gli enti è arrivata la sgradita novità: quei fondi, nella disponibilità del Viminale, erano stati ritirati.



