Centro Astalli: presentato il rapporto “Dimenticati ai confini d’Europa”

Roma – Unione Europea sempre più fortezza. La chiusura verso i richiedenti asilo non caratterizza solo le politiche comunitarie, ma anche i singoli stati. Respingimenti violenti alle frontiere e ostacoli alle domande d’asilo si registrano ormai in molti paesi membri: dalla Spagna, a Malta, dalla Romania alla Croazia. E l’Italia, col decreto sicurezza all’esame del Parlamento, rischia di avviarsi sulla stessa strada. La denuncia arriva dal rapporto Dimenticati ai confini d’Europa del Centro Astalli, realizzato in collaborazione con il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati ( Jrs) e l’Istituto di formazione politica Pedro Arrupe di Palermo. Il rapporto si basa su 117 interviste realizzate in diversi Paesi e regioni d’arrivo: l’enclave spagnola di Melilla, Sicilia, Malta, Grecia, Romania, Croazia e Serbia. A presentare il dossier il presidente del Centro, padre Camillo Ripamonti, il direttore del Jrs Europa padre Josè Ignacio Garcia e la curatrice della versione italiana Chiara Peri. Dalle interviste è emerso un tratto comune, ha spiegato padre Garcia: “Le politiche europee sono riuscite a ridurre il numero degli arrivi via mare in Italia e Grecia, ma hanno fallito nel loro obiettivo di migliorare la situazione di tante persone in cerca di protezione”. In sostanza “gli stati membri dell’Ue continuano a investire energie per impedire ai migranti di raggiungere l’Europa o confinarli in ‘centri controllati’ ai confini esterni”. Fatto ciò, “i politici europei sembrano pensare che se impediamo ai rifugiati di raggiungere le nostre coste, non abbiamo bisogno di un sistema d’asilo comune in Europa”. Arrivare ai confini dell’Europa costa sofferenze enormi. A una somala di 19 anni i trafficanti hanno detto che se non avesse pagato per la traversata le avrebbero rubato il bambino per venderlo. Quasi tutti i 17 intervistati in Croazia e Serbia, tra cui 5 minori, hanno riferito di violenze fisiche da parte della polizia di frontiera croata e di respingimenti immediati verso la Serbia. A Melilla un giovane di 27 anni del Burkina-Faso, Mamadou, dopo aver scavalcato l’ultima serie di barriere è caduto da sei metri ferendosi gravemente le caviglie: le forze di sicurezza spagnole invece di portarlo in ospedale lo hanno respinto in Marocco. A Derav, curdo iracheno chiuso in un centro di detenzione in Romania, è stata rifiutata la domanda di asilo perché presentata dal centro di detenzione e non al momento in cui è arrivato. L’accesso alle procedure d’asilo poi – afferma la ricerca – viene spesso scoraggiato esplicitamente con la giustificazione che la domanda non verrebbe accettata. Molti evitano di presentarla, mentre tentano di raggiungere familiari o amici in altri Paesi, consci che il regolamento di Dublino li rispedirebbe al Paese di ingresso, da cui altri fuggono “per le condizioni disumane dei centri di accoglienza in cui si trovano”. “Il nostro Paese – ha detto padre Ripamonti – ha scelto di adottare nuove misure che rendono più difficile la presentazione della domanda d’asilo in frontiera, introducono il trattenimento ai fini dell’identificazione, abbassano gli standard dei centri di prima accoglienza, oltre a cancellare migliaia di posti di lavoro nel settore”. All’Ue il Centro Astalli chiede invece “vie legali e sicure, condizioni di accoglienza dignitose e procedure d’asilo accessibili, rapide e trasparenti in tutti i Paesi, la radicale riforma del regolamento di Dublino”. Patrick Doelle, Funzionario della Commissione Europea nella direzione generale Immigrazione e affari interni, intervenendo a margine della presentazione ha spiegato che “la Commissione sta verificando gli effetti che porterà il decreto sicurezza sul sistema, ed è preoccupata per quello che sembra un passo indietro”. (L. Liverani)