Vicenza – «Un’esperienza inaspettata e grandiosa. Ho preso parte ad un processo innovativo all’interno della Chiesa». Non ha dubbi Laphidil Twumasi, 25 anni vicentina di origine ghanese, nel testimoniare il significato della sua partecipazione a pre-Sinodo e Sinodo dei giovani. Un anno da incorniciare per lei che, divisa tra Roma e casa, è riuscita anche a laurearsi in ingegneria informatica e ad iniziare la laurea magistrale in bioingegneria: «Sono stata inviata al Sinodo come rappresentante del gruppo Migrantes giovani di cui faccio parte, ma poi ho ricevuto il mandato dalla diocesi e mi sono ritrovata ad essere l’unica rappresentante del Veneto» racconta ancora con entusiasmo. «Inizialmente nessuno si era reso conto della grandezza della missione che mi era stata affidata. Solo dopo ho capito il valore di ciò che stavo vivendo». Anche la comunità ghanese si è sentita coinvolta in questa avventura «seguendo i lavori più di quanto mi sarei aspettata».
«Nel pre-Sinodo abbiamo fatto quasi tutto noi giovani – prosegue Laphidil – e il documento offerto ai padri sinodali contiene tutto il nostro lavoro. Nel Sinodo il processo è stato, invece, un po’ più circoscritto… ma alla fine il documento finale mi trova molto soddisfatta ». E papa Francesco? «Lui è stato meraviglioso, perché si è messo in ascolto profondo dei giovani. La sua presenza infondeva pace interiore, vicinanza e comprensione. Si è messo davvero al nostro livello».
Tra i temi toccati più in profondità, Laphidil segnala il «bisogno urgente di avere una guida spirituale per la vita, accompagnatori reali che vogliano mettersi in gioco». E aggiunge, però, un piccolo rammarico: «Il tema del ruolo della donna nella Chiesa, secondo me, non è stato sufficientemente approfondito. La speranza è che nel futuro ci siano delle risposte esaustive». (Luisa Pozzar)



