Melegnano – Non porta rancore a nessuno, è nel suo carattere essere positivo. Ieri, come fa tutti i giorni, Bakary Pozzi, 22enne senegalese ha partecipato ai corsi scolastici per ottenere la licenza di terza media e, dopo le 17, era in campo sulla pista dell’Atletica Melegnano con cui ha vinto più di una gara. Tutto normale, come se quelle scritte odiose “Italiani = M..” e “Italiani pagate per questi negri di m.” non fossero mai apparse sui muri della casa dove vive con la sua nuova famiglia, a Melgnano.
La stessa serenità di papà Paolo, della mamma Angela Bedoni, insegnante alla scuola primaria, e del fratello italiano Lorenzo. «Non avrei mai pensato – ha detto la madre – che il clima di odio contro gli immigrati colpisse la mia famiglia, il mio Bak, un ragazzo mite, che da tre anni condivide con noi la quotidianità, l’esperienza del volontariato, il servizio per gli altri». Una storia simile a quella di molti altri ragazzi, quella di Bak, in cui le difficoltà non hanno mai vinto la speranza. «Dopo aver salutato la mamma naturale a Dakar – racconta ancora Angela – il ragazzo è arrivato in Libia. Qui è stato messo su di un barcone. Lui come tanti altri figli del mare, cinque anni fa è sbarcato a Lampedusa. In tempi brevi il permesso umanitario. Il trasferimento al nord. L’accoglienza nella struttura per immigrati San Francesco di San Zenone al Lambro». Poi l’incontro con i Pozzi, una famiglia dal cuore grande, con l’accoglienza del dna, con l’attenzione agli ultimi nella loro quotidianità. «Con mio marito e con mio figlio Lorenzo, in accordo con Bak – dice ancora Angela – abbiamo deciso per l’adozione. Un percorso non facile, ma alla fine, con il consenso della mamma senegalese, lo scorso 3 ottobre la nostra famiglia si è allargata».
I Pozzi evitano di parlare del Bak migrante, delle difficoltà provate in Libia, dei racconti delle atrocità viste e anche subite dal loro ragazzo, della miseria senegalese. Preferiscono sottolineare l’ottima inclusione, l’accoglienza ricevuta in paese. «Lunedì notte quelle scritte infamanti che evidenziano il clima di intolleranza – aggiunge mamma Angela –. C’è bisogno di riflettere, di una società che abbia sguardi di inclusione».
Tutta la città, intanto, si è stretta intorno ai Pozzi. Una famiglia molti conosciuta: il papà della signora Angela fu tra i fondatori del movimento Scout dopo la guerra. La famiglia, poi, ha conosciuto il dolore della tragica perdita di una figlia. Lucia, 17 anni, la notte di Natale del 2004, venne travolta sul sagrato del santuario della città, da un’auto.
Tra i primi a portare la solidarietà alla famiglia, don Mauro Colombo, il prevosto di Melegnano. Una condanna netta dell’episodio che non rispecchia per nulla la comunità in cui il volontariato e l’attenzione ai più deboli è una regola importante. «Questo episodio negativo – commenta il sacerdote – che turba la gente, sappia trasformarsi positivamente in un momento di riflessione per tutti e che, sollecitati da quanto annuncia Papa Francesco, faccia riscoprire la dignità della persona al di la del colore della pelle, perché ogni creatura umana è figlia di Dio».
Il sindaco Rodolfo Bertoli che questa sera con la giunta incontrerà i Pozzi non usa mezzi termini per condannare la faccenda. «Chi ha scritto quelle parole è un idiota. Condanno il gesto che non rispecchia la forte presenza di associazionismo, la solidarietà dei miei concittadini». Anche dai partiti è arrivata solidarietà. «I valori della cittadinanza e della famiglia sono scolpiti e indelebili nella Costituzione repubblicana, e sono indipendenti dall’etnia o dal colore della pelle», ha detto il consigliere lombardo del M5S, Nicola Di Marco. Mentre Alessandro Lambri, coordinatore cittadino Pd, condanna «il clima ormai teso, carico d’odio ed ignoranza in cui versa la nostra società». (Pierfranco Redaelli – Avvenire)



