Roma – “È una gioia oggi. È la gioia di vedervi felici. Conosco i campi profughi in Libano. Sono luoghi tristi e poveri. Non c’è niente. Abbiamo visto le immagini delle città siriane distrutte dalla guerra. Qui troverete tutto un altro mondo. Vi chiediamo di essere anche voi protagonisti del mondo migliore di domani in Italia. Noi vi accogliamo. Siete nostri fratelli e sorelle. Andiamo avanti insieme. Benvenuti”. Con queste parole cariche di emozione il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha accolto a Fiumicino 54 profughi siriani dal Libano grazie ai corridoi umanitari promossi dalla Comunità, dalla Federazione delle Chiese evangeliche in Italia e dalla Tavola valdese, in accordo con i ministeri dell’Interno e degli Esteri. Come le oltre 2.000 persone arrivate finora nel nostro Paese (tra cui circa 1.500 giunte dal Libano), i rifugiati saranno accolti da associazioni, parrocchie e comunità in diverse Regioni italiane e subito avviati in un percorso d’integrazione attraverso l’apprendimento della lingua per gli adulti, la scuola per i minori e l’inserimento lavorativo, una volta ottenuto lo status di rifugiato.
Un modello che da tempo anche la CEI, attraverso Caritas e Migrantes, ha da tempo replicato in Etiopia, in collaborazione con Sant’Egidio, per portare in salvo finora centinaia profughi in fuga dalla dittatura in Eritrea, dal caos della Somalia, dalla guerra civile in Sud Sudan, dai bombardamenti sauditi in Yemen.



