3 Aprile 2020 – Torino – Nei campi dove vivono i rom i bambini corrono da una baracca all’altra e giocano come sempre, il loro vociare copre perfino le notizie trasmesse dalle Tv sempre accese per essere informati. Un bimbo di tre anni mi viene incontro e mi dice: “no coronavirus, no, no” e scappa via impaurito.
Mentre la nostra Francesca, educatrice, porta abitazione per abitazione i compiti cartacei o li aiuta a farli attraverso i tablet, i ragazzini sembrano stanchi di queste “vacanze” troppo lunghe e chiedono: “quando andiamo a scuola?”.
La risposta è oramai certa: per quest’anno la scuola è terminata, almeno quella classica. Il loro impegno è a casa, nel caos della baracca dove vivono tutti e in tanti: fratelli già sposati con i figli piccoli che chiamano zii, i loro coetanei, i nonni che a volte hanno difficoltà a vivere insieme. e perciò non è facile “fare” scuola.
Chi non conosce la vita del campo fa fatica a capire. I problemi per gli adulti sono diversi, hanno timore che scoppi l’epidemia. Abbiamo messo a disposizione un numero telefonico per supporto psicologico o richieste varie. Con il blocco delle attività lavorative già precarie, i problemi economici aumentano: bisogna trovare cibo per tutta la famiglia. Il comune Torino si è attivato con i nodi di distribuzione e noi collaboriamo per affinchè tutte le famiglie in difficoltà ricevano gli aiuti come le altre.
Ma oltre il cibo i bisogni sono anche altri: sanitari, servizi sociali, etc. A parte i sinti giostrai dove vivono in campeggi…ci sono campi senza acqua ne wc dove vivono 400/500 persone, gruppi di rumeni e bosniaci che occupano piazzuole dove sostano decine di famiglie. I numerosi appartamenti occupati in modo abusivo…….inutile chiedere autobotti di acqua.. che periodicamente vengano distribuite.
Ma noi di A.i.z.o ci siamo. (Carla Osella – Associazione Italiana Zingari Oggi)



