13 Maggio 2020 – Città del Vaticano – Papa Francesco questa mattina ricorda e prega per gli studenti e gli insegnanti. “Preghiamo oggi per gli studenti, i ragazzi che studiano, e gli insegnanti che devono trovare nuove modalità per andare avanti nell’insegnamento: che il Signore li aiuti in questo cammino, dia loro coraggio e anche un bel successo”, ha detto introducendo la liturgia.
Nell’omelia il Papa concentra la sua riflessione sul “rimanere in Lui, in Gesù che nel brando del Vangelo di oggi usa l’immagine della vite, come i tralci rimangono nella vite. “E questo ‘rimanere’ non è un rimanere passivo, un addormentarsi nel Signore: questo sarebbe forse un sonno beatifico”. Invece “questo ‘rimanere’ – ha detto il Papa – è un ‘rimanere’ attivo, e anche è un ‘rimanere’ reciproco. Perché? Perché Lui dice: ‘Rimanete in me e io in voi’. Anche Lui rimane in noi, non solo noi in Lui. È un rimanere reciproco”.
Questo “rimanere reciproco” – ha proseguito – “è un mistero”, “un mistero di vita, un mistero bellissimo”. “È vero, i tralci senza la vite non possono fare nulla perché non arriva la linfa, hanno bisogno della linfa per crescere e per dar frutto. Ma anche l’albero, la vite ha bisogno dei tralci, perché i frutti non vengono attaccati all’albero, alla vite. È un bisogno reciproco, è un rimanere reciproco per dar frutto”.
“E questa è la vita cristiana”, ha detto il Papa spiegando che senza Gesù“non possiamo fare nulla, come i tralci senza la vite. E il rapporto tra noi e Gesù “è un rapporto di intimità, un rapporto mistico, un rapporto senza parole. ‘Ma Padre, ma questo, che lo facciano i mistici!’. No: questo è per tutti noi. Con piccoli pensieri: ‘Signore, io so che Tu sei: dammi la forza e io farò quello che tu mi dirai’. Quel dialogo di intimità con il Signore. Il Signore è presente, il Signore è presente in noi, il Padre è presente in noi, lo Spirito è presente in noi; rimangono in noi. Ma io devo rimanere in Loro”.
“Che il Signore – è la preghiera del Papa – ci aiuti a capire, a sentire questa mistica del ‘rimanere’ su cui Gesù insiste tanto”. “Tante volte noi, quando parliamo della vite e dei tralci, ci fermiamo alla figura, al mestiere dell’agricoltore, del Padre, che quello che porta frutto lo taglia, cioè lo pota, e quello che non porta frutto lo taglia”. “È vero, fa questo, ma non è tutto, no. C’è l’altro. Questo è l’aiuto: le prove, le difficoltà della vita, anche le correzioni che ci fa il Signore. Ma non fermiamoci qui. Tra la vite e i tralci c’è questo ‘rimanere’ intimo. I tralci, noi, abbiamo bisogno della linfa, e la vite ha bisogno dei frutti, della testimonianza”.



