Milano – Nuova strage in mare. Almeno 12 migranti hanno perso la vita durante la traversata dalla Libia all’Italia. Ma il bilancio potrebbe essere più drammatico perchè si temono decine di dispersi. Il gommone su cui i migranti – di cui non si conosce ancora il numero esatto – stavano viaggiando non ha retto alle condizioni marine ‘proibitive’, con mare forza quattro.
È stato trovato semi-affondato dalle navi dei soccorsi. Salvate 29 persone. Gli scafisti sono soliti a imbarcare su gommoni come quello recuperato ieri pomeriggio a 25 miglia dalle coste della Libia, almeno un centinaio di persone. La centrale operativa della Guardia Costiera ha ricevuto una telefonata satellitare di Sos dalle persone che si trova- vano a bordo del natante.
Sul luogo del naufragio sono state inviate cinque navi -due rimorchiatori privati, una unità Frontex, una della missione Eunavformed Sophia, una nave di Save the Children- ed è stato fatto alzare in volo un elicottero della Marina militare. Erano giorni di tregua, per le pericolosissime traversate in mare. Gli ultimi soccorsi della Guardia costiera si erano infatti registrati una settimana fa, poi il maltempo aveva fermato le partenze. Fino a giovedì pomeriggio quando il gommone naufragato, partito malgrado le condizioni avverse e proibitive, è stato trovato semi affondato, con decine di corpi già senza vita.
In una delle tante traversate verso l’Europa, sarebbe anche morto il portiere della nazionale femminile di calcio del Gambia, Fatim Jawara. Aveva 19 anni ed è morta annecato gata su un barcone partito dalla Libia. Lo rivela il suo ex allenatore, Chorro Mbenga.
Intanto, negli hotspot italiani, nel corso delle procedure di riconoscimento si sarebbero verificati pestaggi e maltrattamenti equivalenti a torture nei confronti dei migranti. È la pesante denuncia di Amnesty. Nel rapporto ‘Hotspot Italia: come le politiche dell’Unione europea portano a violazioni dei diritti di rifugiati e migranti’ che sarà pubbli- oggi, la Ong mostra come le pressioni dell’Unione Europea affinchè l’Italia usi la ‘mano dura’ nei confronti delle persone sbarcate sulle nostre coste si produca in realtà in atti di violenza, intimidazione e soprusi. Il cosiddetto ‘approccio hotspot’, per identificare i migranti e i rifugiati, sottolinea Amnesty, «non solo ha compromesso il loro diritto a chiedere asilo, ma ha anche alimentato agghiaccianti episodi di violenza, con l’uso di pestaggi, elettroshock e umiliazioni sessuali».
«Determinati a ridurre il movimento di migranti e rifugiati verso altri stati membri, i leader europei hanno spinto le autorità italiane ai limiti, e talvolta oltre i limiti, della legalità » sostiene Matteo de Bellis, ricercatore di Amnesty International sull’Italia. «Il risultato è che persone traumatizzate, arrivate in Italia dopo esperienze di viaggio strazianti, vengono sottoposte a procedure viziate e in alcuni casi a gravi violenze da parte della polizia, così come a espulsioni illegali» aggiunge de Bellis. Nel rapporto Amnesty punta il dito contro le impronte digitali prese con la forza (addirittura citando anche testimonianze di torture fisiche) e uno ‘screening’ per separare i richiedenti asilo dai migranti irregolari, che viene effettuato senza accesso a informazioni adeguate e con un «approccio fondamentalmente difettoso». Poi c’è anche il tema «espulsioni». «Sotto le pressioni dell’Unione europea, l’Italia sta cercando di aumentare il numero dei migranti rinviati nei paesi di origine – sottolinea il rapporto – anche negoziando accordi di riammissione con paesi le cui autorità hanno commesso terribili atrocità». (Daniela Fassini – Avvenire)



