L’accoglienza libera dalla paura

Bologna – Fatti come quelli successi nel ferrarese qualche settimana fa (paesi che hanno rifiutato gli immigrati loro assegnati) addolorano e un po’ indignano, purtroppo credo siano semplicemente la punta di un iceberg che da tempo si sta formando sotto la superficie della civiltà occidentale. Scriveva Ernesto Balducci: “L’Europa è costretta a confrontarsi finalmente con l’altro, e non più con il piglio dell’aggressività, non più con la tracotanza sacra o laica dei conquistadores del ‘500, ma in atteggiamento di rispetto e di attesa, nella convinzione che il futuro dell’umanità passa attraverso l’accoglimento di doni che culture sommerse o rimosse sono in grado di portare al destino comune del genere umano”. E’ vero che non siamo molto organizzati, probabilmente tra le varie parti in gioco ci vorrebbe più comunicazione e una riflessione congiunta per affrontare questa novità culturale, è vero che molti non credono sia possibile un percorso di integrazione, ma la vera questione è che l’Europa è abituata da qualche secolo a pensarsi come la vera civiltà chiamata a esportare la sua cultura attraverso la modalità coloniale, espressione della sua autoreferenzialità. Questo confronto con l’Altro portatoci da queste immigrazioni epocali ci costringe a vedere il monologo culturale occidentale. Gli altri non sono più volti, non sono più storie, ma anonimamente “stranieri”, “migranti”, “profughi”. La cosificazione del soggetto è un meccanismo che crea una progressiva distanza dall’umano liberandoci dal pericolo di far sorgere dentro di noi la naturale empatia. La lettura che dovremmo fare è un’altra. Queste persone che stanno fuggendo da guerre, persecuzioni e fame, non sono forse la possibilità di recuperare la nostra vera umanità che, libera dalla paura, può trasformarsi in opportunità di crescita affinché il nostro mondo non muoia di asfissia e narcisismo? Chi si guarda troppo sulla superficie dello stagno prima o poi ci casca dentro. Stiamo rischiando di perdere la capacità relazionale che ci rende veramente umani, queste persone sono lo specchio che ci ricorda la nostra umanità. Sotto la cenere però sono convinto siano presenti i talenti dell’intercambio, del confronto culturale che hanno costruito la nostra storia italiana. Si tratta di insistere e non desistere affinché riaffiorino. Tutte le agenzie educative come le famiglie, le scuole, le parrocchie, gli enti pubblici, dovrebbero sedersi assieme ai cittadini attorno a un tavolo e approfondire queste tematiche, soprattutto per verificare se le nostre scelte di oggi, a volte dettate dall’istinto, conducono ad una umanizzazione della società e dei nostri giovani oppure se nel lungo tempo ammalano il mondo dei nostri figli per la nostra eredità inquinata poco lungimirante. La condivisione di oggi ci libera dalla paura di domani. (Massimo Ruggiano – Vicario Episcopale per la Carità- Bologna)