Prato: al via il primo master universitario per l’accoglienza ai migranti

Prato – Se l’immigrazione va governata con l’anima ma anche con la testa, se al buon sentimento è necessario che si affianchino le giuste professionalità, ben venga e ben ci sta allora anche un master universitario sull’accoglienza ai migranti, per formare figure in grado di operare a sostegno dei richiedenti asilo. Undicimila oggi in Toscana. A Prato hanno iniziato a riflettere sei mesi fa e quel master, primo in Italia nel suo genere, è già realtà. “Un percorso importante – dice l’assessore all’immigrazione della Regione, Vittorio Bugli -, perché l’accoglienza non è solo questione di trovare alloggi, pasti e gestori. Rincorriamo questo fenomeno e ci mettiamo tante gambe. Invece servirebbe anche tanto sapere. Sessantacinque milioni di persone che fuggono e si spostano nel mondo è qualcosa infatti che cambia la società e se non ci mettiamo la testa rischia di sfuggirci di mano”. Il master di Prato in fondo è nato da un riflessione analoga: un corso per prepararsi al dopo, perché quella dei popoli in movimento è questione complessa più che complicata, perché più piani e fragilità si sovrappongono e la terapia va dunque ben calibrata, perché l’immigrazione e le fughe da dove si muore di guerra o di fame nel mondo non possono essere considerate un’emergenza, ma sono un fenomeno che continuerà chissà per quanto tempo, connesso con la società e allo sviluppo. Il master è stato presentato e inaugurato ieri nella sede della Fondazione Santa Rita sulla salita dei Capuccini, con interventi del vescovo, del prefetto, del vicesindaco della città e dell’assessore Bugli appunto. Il corso, due anni e accesso con un ampio ventaglio di lauree di primo livello, è stato pensato a quattro mani dall’Università di Firenze e dalla Fondazione Opera Santa Rita, che a Prato da tempo, attraverso Coop 22, si occupa delle gestione dei richiedenti asilo: un percorso rivolto a chi opera sul campo, “un master nella polvere – sottolineano gli organizzatori – con la gente che lavora”, venti iscritti da più parti d’Italia e lezioni settimanali, sul banco ad approfondire temi giuridici e sociologici, a studiare anche nozioni di geopolitica ed antropologiche culturali, pure conoscenze sanitarie e alla fine un tirocinio, presso enti pubblici o no profit che si occupano di accoglienza. Un master sulle norme in continuo movimento, per insegnare che non c’è solo il bianco e nero spesso, che oltre al diritto all’asilo ci sono gli apolidi ad esempio (e tra chi arriva ce ne potrebbero essere), che ci sono le vittime delle tratte e che di stereotipi sono pieni i popoli che accolgono ma anche chi fugge, ammaliato dall’Europa tutta lustrini delle pubblicità e soap opera.