Trento – Dal 17 al 28 ottobre, presso l’Università degli studi di Trento, è stata allestita la mostra ‘Migranti, la sfida dell’incontro’, grazie al sostengo economico e organizzativo dell’Ateneo e al lavoro di un gruppo di dodici studenti, che poi si è allargato alla maggior parte della comunità studentesca. Il giudizio comune emerso sulla presentazione è quello di un ‘miracolo’, vero e proprio, per diverse ragioni: affluenza e presenze alle visite guidate, incontri e testimonianze organizzate, ma ancora di più, il cambiamento umano che ha avviato in me e negli altri amici che con me si sono messi in gioco. Quotidianamente abbiamo proposto una visita guidata alle ore 18.00. Tra le dodici guide vi erano uno studente marocchino ed uno afghano, che ciò che raccontano i pannelli della mostra l’hanno vissuto sulla loro pelle. Alla nostra proposta di fare le guide hanno detto di sì perché non hanno mai visto una mostra che descrivesse così a fondo e compiutamente ciò che, in primis, hanno vissuto loro. Ogni sera, poi, oltre alle visite guidate, siamo riusciti a proporre la testimonianza e l’incontro con alcuni operatori delle diverse realtà territoriali di Trento che lavorano a stretto contatto con i migranti. Tali incontri ci hanno permesso di conoscere realtà totalmente ignote, e di incontrare persone che dedicano la loro vita a chi arriva nel nostro territorio. Una sera abbiamo incontrato una donna di origini musulmane, fondatrice di un’associazione che raccoglie aiuti umanitari da inviare in Siria. Prima di andare via ci ha detto: «Sono commossa da quanto visto stasera; vedere dei ragazzi come voi che si sono mossi per affrontare questa tematica è davvero sorprendente, non mi era ancora capitato». L’affluenza poi è stata davvero elevata: in media, ad ogni visita guidata, vi sono state almeno una quindicina di persone, con un picco di settanta all’inaugurazione. Ma fermarsi a questi numeri sarebbe riduttivo: ogni visitatore è uscito dalla mostra commosso, scosso e pieno di domande, sia che fosse studente universitario, cittadino o studente delle scuole superiori accompagnato dal professore. Introducendo l’incontro pubblico che abbiamo tenuto in Università sul tema ‘L’emigrazione: analisi di fatti e testimonianze di un fenomeno che scuote l’Italia’, Benedetto, uno dei volontari, ha detto: «Prima di presentare gli ospiti di questo incontro vorrei raccontarvi come questa mostra ad oggi possa ritenersi un successo, o meglio ancora un miracolo perché fino a 6 giorni dell’inizio noi volontari non ci conoscevamo neanche. Miracolo per l’affluenza, personalmente insperata; come potevamo noi studenti raccontare qualcosa di interessante? Miracolo soprattutto perché questa mostra è stata un luogo di incontro: l’integrazione non è stata raccontata ma è stata vissuta. E ci ha dato un metodo che può essere utilizzato in ciascuna circostanza». Il giorno dopo ho incontrato un ragazzo di colore, che vendeva alcuni oggetti. Come poteva essermi ancora indifferente dopo un’esperienza così? Sono andato a fare colazione insieme a lui. Mi ha raccontato la sua storia e alla fine mi ha detto: «Io, come te, desidero poter lavorare, studiare, vivere e un giorno tornare a casa». (Elia Frignani)



