Un dialogo vero con l’Islam è sempre possibile

Messina – In una società sempre più multiculturale e multireligiosa, la dimensione di esclusione, estraneità, lontananza, caratterizza ancora oggi la realtà socio-culturale delle comunità locali, sollecitate e trasformate dai fenomeni migratori. In Italia, in particolare, è aumentato il numero delle fedi professate: tra queste quella islamica ha richiamato l’attenzione dell’opinione pubblica con caratteri spesso improntati all’allarmismo anche a causa della diffusione, dopo l’11 settembre, di una pericolosa quanto errata equazione tra islamismo e terrorismo.

Si è tenuto, nei giorni scorsi, , presso l’Istituto “Cristo Re” di Messina l’incontro “Noi e l’Islam, riflessioni e prassi pastorale”, organizzato dall’Ufficio diocesano Migrantes diretto dal diacono Santino Tornesi in collaborazione con la Consulta delle aggregazioni laicali, la Caritas diocesana, l’Ufficio per il dialogo interreligioso e moderato dal prof. Dino Calderone. Ospite dell’incontro è stato don Massimo Rizzi, direttore dell’Ufficio per il dialogo interreligioso e dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Bergamo, oltre che studioso di lingua araba, il quale dopo aver illustrato i precetti fondamentali dell’Islam, ha proposto una riflessione/dibattito sull’esigenza che la conoscenza delle altre culture debba diventare prassi pastorale. Dopo il saluto e l’introduzione del Delegato ad omnia dell’Arcidiocesi, mons. Gaetano Tripodo e del prof. Dario Tomasello, rappresentante della Comunità islamica messinese don Massimo, partendo dalla riflessione di Paolo VI che “nessuno è straniero, nessuno è escluso, nessuno è lontano” ha raccontato l’esperienza della sua diocesi, in cui sono stati realizzati alcuni centri musulmani con i quali si è avviato un buono dialogo e una conoscenza reciproca.

“Ci troviamo – ha detto don Rizzi – di fronte ad un mondo musulmano aperto alle differenze, dove in modo graduale si fa avanti l’esigenza di un’interpretazione esegetica della scrittura coranica con una visione più sfumata della ‘lontananza’ di Dio”. Affinché la convivenza fra religioni diverse non si traduca in una conflittualità distruttiva, tra esclusione e inclusione, è necessario investire sulla costruzione di un contesto sociale e culturale maggiormente organizzato e denso di relazioni virtuose, volte a sviluppare senso critico e a trasformare ciò che spesso viene rappresentato come un campo di battaglia in un terreno di convivenza.

“Risulta fondamentale – ha proseguito il sacerdote – comprendere che l’Islam è una realtà plurale e i musulmani che vivono in Italia e in Europa risentono in modo concreto delle condizioni sociali e culturali che esistono nei territori d’arrivo e permanenza, dove le stesse condizioni d’esistenza dell’immigrazione portano a definire una nuova pratica e una nuova identità religiosa”. Bisogna pensare, dunque, ad una religione articolata, che si esplica a diversi livelli fino a interessare i contesti locali, mostrando la dimensione glocale che la questione del pluralismo religioso assume nei territori d’immigrazione”.

L’incontro è stato propedeutico al secondo ciclo di riflessioni sul dialogo interreligioso, che partirà a gennaio 2017 secondo la formula consolidata del confronto su un tema specifico, tra un relatore di parte cristiana e uno di parte musulmana. (Rachele Gerace)