Milano – Li hanno prima fatti salire con forza sui gommoni – addirittura sparando e uccidendo anche un uomo – e poi lasciati in balia del mare. Malgrado le condizioni marine proibitive (mare forza 4). Malgrado un gommone fosse già visibilmente precario. I trafficanti di essere umani non si fermano. Neanche davanti alle suppliche di chi teme la pericolosissima traversata. Sono i racconti raccapriccianti dei 29 superstiti tratti in salvo mercoledì pomeriggio.
Gli scafisti ormai sanno che dopo poche miglia marine c’è la task-force europea pronta a salvarli. Ma non è sempre così. Le navi di Eunavformed, delle Ong e di tutte quelle che transitano nel canale della morte, quel tratto di mare che divide il Nord Africa dall’Italia, spesso arrivano troppo tardi. Ed è così che è successo anche giovedì pomeriggio. Una nuova duplice strage annunciata. Sono in tutto 239 i migranti dispersi e quindi morti in questi ultimi due naufragi.
Ancora morti in mare. Malgrado gli sforzi messi in campo per aiutare chi fugge dalla guerra e dalla povertà. Sono già 4.220 i migranti che hanno perso la vita nel 2016 mentre tentavano di raggiungere le coste dell’Europa.
«È l’emergenza umanitaria di questo inizio secolo le cui dimensioni forse non sono state ancora comprese appieno » ha detto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel suo intervento al Quirinale alla cerimonia di consegna delle decorazioni all’Ordine militare di Malta.



