Diritto d’asilo: le sfide in Europa e in Italia in un Report Migrantes

Torino – «Siamo tutti chiamati in questo tempo a capire situazioni complesse e a mantenere la capacità di fare spazio alle persone più fragili e in difficoltà, contrastando la mala-informazione e il ricorso alle scorciatoie delle chiusure e dei muri». Situazioni complesse, capacità di fare spazio, muri e chiusure: parole di mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ma anche altrettante parole chiave per Il diritto d’asilo – Report 2017. Minori rifugiati vulnerabili e senza voce, il rapporto della Fondazione Migrantes presentato ieri a Torino in un breve, serrato convegno.

Dopo l’intervento-saluto introduttivo di Nosiglia, quello dell’assessore della Regione Piemonte con delega all’Immigrazione Monica Cerutti che, prendendo spunto proprio daIl diritto d’asilo, ha sottolineato come l’Italia e i suoi territori siano tuttora di fronte alla sfida di «costruire pratiche e politiche strutturali e non emergenziali. Non esiste uno e un solo “modello di inclusione”, ma occorre partire “dal basso”, dalle buone pratiche che già esistono per diffonderle e applicarle a diverse situazioni».

Il convegno torinese ha visto al suo centro una tavola rotonda sul tema “Il diritto d’asilo: le sfide in Europa e in Italia” con quattro co-autori del nuovo rapporto della Migrantes. Gianfranco Schiavone, vicepresidente dell’ASGI (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione) e presidente dell’ICS (Consorzio italiano di solidarietà di Trieste) ha descritto il fallimento dell’attuale “sistema” europeo d’asilo, ma anche le sue «non entusiasmanti» prospettive di “riforma”: «L’impianto di fondo non cambia». Quando invece diritti e buonsenso dovrebbero far prevalere un principio che ad oggi rimane inconcepibile: nel territorio di un’Europa veramente unita «si dovrebbe poter chiedere asilo ovunque ci si trovi, entrando poi in meccanismi di distribuzione che tengano conto delle esigenze e dei progetti migratori dei richiedenti».

In prospettiva italiana l’intervento di Chiara Marchetti, docente di Sociologia delle relazioni interculturali all’Università di Milano, si è concentrato sul traguardo ancora irrealizzato di un “sistema unico” di accoglienza «fra prospettive e analisi del reale». «Certo – ha affermato Marchetti – il “sistema unico” a cui bisognerà arrivare è quello dello SPRAR. Ma intanto anche i gestori dei CAS (i Centri di accoglienza straordinaria, ndr) e gli enti locali dovrebbero sentirsi chiamati ad auto-imporsi quegli standard. Ancora, certamente i sei mesi di accoglienza nello SPRAR dopo il riconoscimento della protezione sono pochi. Ma almeno questi sei mesi dovrebbero valere anche nei CAS, e anche per le Prefetture… E infine, i territori devono offrire una continuità nei percorsi di inserimento: non possiamo nasconderci dietro al fatto che “tanto i rifugiati se ne vogliono andare nel Nord Europa”, per lasciare il vuoto attorno a chi esce dall’accoglienza. I diritti devono essere garantiti, e qui il ruolo degli enti locali è importante».

Maurizio Veglio, avvocato e docente all’International University College di Torino, ha approfondito le storture dell’“approccio hotspot” (ha creato “luoghi” senza legittimità giuridica e normati solo da un documento ministeriale di Procedure operative standard); del “sistema CIE” come dei “nuovi” centri di permanenza per il rimpatrio previsti dal nuovo decreto immigrazione del governo («mortificano la dignità delle persone, rinchiudono in base a violazioni amministrative, sono luoghi di costrizione e di conflitto, costano molto, troppo, e rendono poco in termini di espulsioni effettive: sono una strada morta»); e degli accordi per il rimpatrio di migranti sottoscritti con Paesi particolarmente a rischio sotto il profilo del rispetto dei diritti umani (Egitto, Libia, Turchia, Sudan) e concepiti «nella forma di accordi di polizia e di memorandum per evitare l’obbligo di ratifica del Parlamento».

Di minori stranieri non accompagnati (MSNA) ha parlato Elena Rozzi, esperta dei diritti dei minori migranti. In base alla Convenzione di New York sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, a questi ragazzi vanno garantiti tutti i diritti dei coetanei italiani, nel principio generale del superiore interesse del minore. La legge italiana offre ampie tutele, ma negli ultimi due anni, come Rozzi documenta nel focus “In primo luogo minori?” per il rapporto Il diritto d’asilo, in aggiunta a vecchie carenze gli ultimi anni hanno visto «modifiche normative e indirizzi politici che hanno progressivamente eroso questo quadro di tutele». Alla tavola rotonda di Torino l’autrice ha elencato le pratiche di dubbia identificazione della minore età, l’illecita accoglienza promiscua in strutture per adulti (e negli hotspot!), le stesse condizioni di accoglienza spesso precarie, oggi possibili anche in strutture fino a 50 posti, il quintuplo di quanto è ammesso per i coetanei italiani fuori famiglia, e il perdurante rischio di abbandono al compimento dei 18 anni. Il tutto, «nella direzione di una sorta di “legislazione speciale”» per i MSNA, considerati sempre più come “stranieri” piuttosto che “minori”.

Sul tema “La Chiesa in Italia e l’accoglienza” è intervenuto invece mons. Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes e vescovo eletto di Ferrara-Comacchio. Dopo aver motivato in un rapido excursus storico come gli appelli a un’accoglienza senza riserve di papa Francesco non provengano dal “nulla”, nel solco di questa tradizione ha invitato laici e credenti all’attenzione (al recupero?) di alcuni valori e capacità: l’attenzione «ai volti nuovi», nel tempo, delle migrazioni più o meno forzate; la giustizia («perché nelle Commissioni territoriali si trascurano storie di viaggio che durano un anno e mezzo e si guarda solo alla situazione del Paese d’origine?»); la libertà (libertà di circolazione delle persone inclusa, «non solo quella delle armi o dei capitali», perché «tutto quello che chiude indebolisce…»); l’uguaglianza («non è possibile, dopo tante conquiste, riaprire orfanotrofi per i minori stranieri, o affidare il tema dei MSNA al ministero dell’Interno»); e la fraternità-condivisione, fra l’altro con vere politiche di cooperazione allo sviluppo perché tanti possano restare nella propria terra, o (liberamente) tornarvi: «Come è avvenuto per i cinque milioni di italiani emigrati in Germania, quattro milioni e mezzo dei quali hanno potuto tornare in patria…».

L’incontro torinese ha visto, per voce dei rispettivi referenti, anche la breve presentazione di tre esperienze: la rete SenzaAsilo (www.senzaasilo.org), nata dagli operatori dello SPRAR subalpino contro il fenomeno dei “doppi dinieghi” (in Commissione territoriale e in tribunale, in sede di ricorso), che rischiano di gettare in clandestinità sempre più richiedenti asilo che si sono ormai inseriti nelle nostre città, magari ormai con un lavoro in regola; il progetto d’accoglienza di 12 MSNA, quasi tutti egiziani, nell’oratorio salesiano San Paolo di Torino; e l’accoglienza di una famiglia di rifugiati ivoriani realizzata dalle parrocchie dell’Unità pastorale 2 di Torino. (Giovanni Godio)

Per ordinare copie o organizzare presentazioni del volume Il diritto d’asilo – Report 2017. Minori rifugiati vulnerabili e senza voce (Tau editrice 2017, pp. 296, euro 20,00) è possibile scrivere al recapito e-mail: segreteria@migrantes.it