Vicenza – Fino al 31 dicembre del 2012 la gestione dei migranti rientrava spesso tra le competenze della Protezione civile, come le alluvioni e i terremoti. «Oggi la affrontiamo come un problema ordinario, ma non sono trascorsi neanche cinque anni e tutta la struttura dello Stato ha dovuto compiere un percorso molto faticoso»: il prefetto Rosetta Scotto Lavina, direttore centrale per le Politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo, definisce la rete Sprar un successo. I numeri – più di 1.100 Comuni coinvolti, 768 progetti finanziati e oltre 31.300 posti finanziati – sono di tutto rispetto, ma dicono anche che interessa solo un Comune su sette (tra cui, però, tutti i grandi Comuni); tuttavia, la dirigente del Viminale, che ieri è intervenuta all’inaugurazione della XXXIV Assemblea Anci di Vicenza, osserva che «il risultato è addirittura eclatante se si considera che per trasformare l’emergenza in ordinaria amministrazione abbiamo dovuto cambiare mentalità e modus operandi a tutti i livelli». Mentre cala il numero degli arrivi (di oltre il 30%) il Servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati – gestito da Anci con il Ministero dell’Interno – continua quindi a crescere, assicurando un’assistenza e attività educative e di integrazione a decine di migliaia di richiedenti asilo (su ogni “posto” ruotano più rifugiati). Ma – e questo è forse il problema maggiore – con un certo squilibrio territoriale. La maggioranza dei progetti finanziati si concentra nel Mezzogiorno e nel Centro Italia e non solo perché molti sindaci del Nord – come ci raccontano all’assise vicentina – preferiscono “subire” un Centro di Accoglienza Straordinaria piuttosto che promuovere un progetto Sprar: esiste una predisposizione di alcuni territori alla collaborazione, e i progetti Sprar hanno spesso una dimensione intercomunale; inoltre, il Mezzogiorno è in prima linea sul fronte dell’immigrazione e aderire allo Sprar consente una risposta strutturata. Chi sceglie questa strada non intraprende comunque un percorso semplice; non a caso, Cittalia, la fondazione che gestisce la rete Sprar per l’Anci, lavora molto sulla formazione e “Coalizione” è l’ultimo programma messo in campo per il rafforzamento delle competenze di sindaci e funzionari impegnati nelle reti territoriali per l’integrazione. Diffondere la rete su tutto il territorio nazionale è, come abbiamo visto, la vera priorità del governo: «Il Piano Nazionale di integrazione dei titolari di protezione internazionale, varato il 26 settembre, ribadisce che l’integrazione poggia su una distribuzione territoriale equilibrata – conferma il prefetto Scotto Lavina – e sul bilanciamento di diritti e doveri da parte di chi accoglie e di chi viene accolto, oltre che sul rispetto dei valori inviolabili della nostra Costituzione. In questi anni, abbiamo fatto molta strada: nel 2012 la rete Sprar disponeva di 3.000 posti, oggi sono dieci volte tanto. In questo periodo, si è creata una rete multilivello che coinvolge diversi Ministeri e i Comuni ma anche migliaia di soggetti del terzo settore e del volontariato, la cui opera è preziosissima. Nei prossimi anni dovremo rendere i Comuni ancor più protagonisti di questo servizio, che, oltre tutto, ci garantisce il controllo delle risorse pubbliche». Una prospettiva di lavoro che ieri il presi- dente dell’Anci Antonio Decaro, ha fatto propria. Prima, polemizzando con chi in Europa i rifugiati non li vuole: «Dobbiamo far giungere con forza la nostra voce fino a Bruxelles, per dire all’Europa: Ora basta» ha detto, invocato la relocation in tempi rapidi. Quindi, prendendosela con certi suoi colleghi ritrosi: «È impensabile che, all’interno del nostro Paese, la gestione dell’accoglienza sia lasciata sulle spalle di alcuni sindaci di frontiera. È impensabile, ma soprattutto profondamente ingiusto». Al termine, però, Decaro ha esplicitato la richiesta di un bonus di comunità, «un investimento a favore dei cittadini residenti del territorio che accoglie, un ulteriore stimolo per far crescere il numero di Comuni che partecipano al sistema Sprar». (P.Viana – Avvenire)



