Roma – In passato era principalmente il lavoro a trainare la permanenza degli stranieri nel nostro Paese (3,7 milioni quelli con il permesso di soggiorno a gennaio 2017). Oggi invece è soprattutto la protezione internazionale alla base delle richieste di nuovi ingressi in Italia. In mezzo a questi due estremi invece i nuovi italiani – più di 184mila nel 2016 contro i quasi 50mila del 2011 – che acquistano la cittadinanza per lo più da giovanissimi, perché nati e cresciuti qui. La fotografia che emerge dai dati Istat contenuti nel rapporto Cittadini non comunitari: presenza, nuovi ingressi e acquisizioni di cittadinanza se da un lato mostra i cambiamenti avvenuti nella popolazione straniera in Italia, dall’altro conferma come sia ormai urgente una nuova legge sulla cittadinanza per coloro che da anni hanno fatto del nostro Paese la loro casa. A guardare infatti le cifre sulle acquisizioni di cittadinanza relative allo scorso anno, si nota che dei 184.638 nuovi italiani (+16% rispetto al 2015), il 41% è composto da cittadini entro i 19 anni che alla maggiore età hanno raggiunto i requisiti richiesti dalla legge 91/1992 sulla cittadinanza per lungo-residenza e il 47% sono donne. Ma è la prima percentuale a dimostrare la necessità in Italia di una norma più adatta alla società in mutamento. Chi sceglie di avere un passaporto italiano lo fa perché, figlio di migrante nato qui, vuole sentirsi parte della nostra nazione: 76mila nel 2016 rispetto ai 10mila di quattro anni fa. «Si tratta – scrive l’Istat – di un numero sempre più rilevante di giovani» che diventano italiani. E nell’ultimo anno, «nel 67% dei casi il passaggio è avvenuto senza che gli interessati abbiano mai vissuto l’esperienza migratoria». In netto calo invece – 9% rispetto al 30% del 2012 – le acquisizioni per matrimonio. Tra le nazionalità d’origine dei nuovi italiani spiccano albanesi e marocchini (rispettivamente 37mila e 35mila). Seguono, ma a distanza, indiani, bengalesi, pachistani e macedoni mentre tra i primi dieci Paesi di provenienza manca la Cina che pure conta su 300mila soggiornanti. Ma non sempre l’acquisizione del passaporto tricolore implica l’intenzione di restare: su 541mila extracomunitari divenuti italiani dal 2012, 24mila hanno preso poi la residenza all’estero.
Stesso discorso, ma più marcato nei numeri, vale per quanti ottengono il permesso di soggiorno per asilo politico e protezione internazionale. Gli ingressi di questo genere, infatti, nel 2016 hanno raggiunto il record storico di 78mila sui quasi 227mila totali (questi ultimi in diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente), toccando la quota di un terzo dei nuovi titoli di soggiorno. Un dato che, per la metà dei casi, riguarda persone provenienti da tre soli Paesi: Nigeria, Pakistan e Gambia. Ma appena la metà di chi ha ottenuto questo status nel 2012, a gennaio era ancora in Italia. Quanto alla loro distribuzione sul territorio nazionale, il Nord-Ovest ne accoglie il 24,4%, il Nord-Est il 23,6%, il Centro il 16,6%, mentre il Sud, che è la porta d’ingresso principale, segna il 35,5% dei permessi. In calo invece i nuovi arrivi per lavoro (poco più di 12mila, il 41% in meno rispetto a due anni fa), per effetto della mancata emanazione dei decreti sui flussi per i lavoratori provenienti dall’estero. Così, come già accade da anni, i cittadini extra-Ue cercano altre strade per arrivare in Italia, come il ricongiungimento familiare che continua a essere il motivo d’ingresso principale (45%).
Da sempre, il mosaico delle nazionalità è molto variegato: le prime dieci coprono il 61% di presenze: sul podio Marocco, Albania, Cina, seguite da Ucraina e Filippine. Ma proprio le comunità straniere più numerose fanno registrare un costante calo dovuto alle acquisizioni di cittadinanza; «un segnale – per i ricercatori dell’Istat – di crescente stabilità». In totale, comunque, nel 2017 è scesa del 5,5% la presenza di stranieri con permesso di soggiorno in Italia. Ad avere il segno meno soprattutto la componente femminile (il 48%) e i minori (21%), come pure le provenienze da Europa (-75mila) e Africa settentrionale (-72mila). In controtendenza, la richiesta di permessi per chi arriva dall’Africa occidentale: +3.400. (Alessia Guerrieri)



