Sull’accoglienza dei migranti si gioca la qualità della nostra vita democratica

Modena  -“Con la gestione dei migranti abbiamo aperto una ferita alla nostra democrazia e tradito gli articoli 10 e 35 della Costituzione. Abbiamo perso sussidiarietà, prospettiva e senso di responsabilità”. E’ stato molto esplicito mons. Gian Carlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, al Festival della Migrazione in corso di svolgimento a Modena. Un intervento appassionato, quello dell’ex direttore generale della Fondazione Migrantes e ricco di contenuti: “Perché con i rifugiati non avviene una protezione di tipo sussidiario? Perché ci aspettiamo che a gestire l’accoglienza sia lo Stato, che gestisce anche la sicurezza? Su 600mila persone arrivate i due terzi, 400mila, non sono rimasti in Italia: ebbene con 200mila rifugiati non riusciamo a creare progetti degni di una democrazia”.

Il tema della democrazia è stato evidenziato anche dall’onorevole Edoardo Patriarca: “Sui temi della fragilità, e questo lo è, ci giochiamo il futuro del nostro vivere democratico”.

Andrea De Bonis, di Unhcr, ha spiegato: “Al mondo ci sono più di 66 milioni di persone in fuga dalle loro case, un numero mai raggiunto nemmeno dopo il secondo conflitto mondiale. All’epoca la comunità internazionale si mobilitò ampiamente. Oggi c’è bisogno della stessa solidarietà”.

Thomas Casadei del Crid dell’Università di Modena e Reggio Emilia ha concluso: “Rivedere l’accordo di Dublino, ridiscutere l’accordo con la Libia, paese che non ha mai sottoscritto la Convenzione di Ginevra sui rifugiati”.