Conoscere per raccontare

Modena – “Occorre ridare un volto e una voce” ai migranti, “incontrarli, guardarli negli occhi, toccarli, come tante volte ripete, ma anzitutto vive, papa Francesco. Occorre che lo facciano i giornalisti e chi scrive sui social, ma occorre che lo facciamo anche noi”. A dirlo questa mattina il direttore generale della Fondazione Migrantes, don Gianni De Robertis, intervenendo alla sessione di apertura del Festival della Migrazione sul tema “I migranti nella rete dei media, tra parole ostili e protocolli deontologici”. Il direttore Migrantes si è detto convinto che la questione migratoria, come quella sociale, è “anzitutto una questione culturale, una questione di onore”. Don De Robertis ha citato un passo dell’intervento di Papa Francesco al III incontro mondiale dei movimenti popolar dove indica “tre reti nelle quali i migranti – ha spiegato don De Robertis –  rischiano di cadere e che occorre spezzare: la prima è la guerra, la persecuzione, la fame, da cui fuggono. La seconda sono le grinfie dei trafficanti di persone ai quali sono ancora costretti ad affidarsi. Infine la terza rete in cui rischiano di cadere una volta arrivati sulle nostre coste è quella dello sfruttamento, ma prima ancora quella del disprezzo”. Una rete del “disprezzo” alla quale  “contribuiscono non poco i nostri media. E’ vero – ha quindi aggiunto –  che nell’ultimo anno, secondo l’ultimo rapporto Carta di Roma, si deve registrare un certo progresso, sia nella quantità della comunicazione relativa ai migranti sia nel linguaggio, mentre la sede del disprezzo e dell’odio restano i social network, tuttavia c’è un dato per me molto significativo della mistificazione in atto che voglio sottolineare. E che a mio avviso ci indica in che direzione lavorare per aprire uno squarcio in questa rete. E’ quello che il prof. Ilvo Diamanti nel rapporto citato chiama L’invasione mediale degli immigrati senza volto. Se la comunicazione sui migranti è diventata un fatto quotidiano, essi però quasi sempre restano senza voce (ad es. nei nostri TG immigrati, migranti e rifugiati hanno voce solo nel 3% dei servizi) e senza volto. Quasi mai veniamo a sapere la loro storia, da dove vengono e perché partono. Più spesso sono oggetto di polemiche politiche. Nel 56% dei servizi sui migranti dei nostri TG intervengono esponenti politici o istituzionali.  Il rischio allora è l’indifferenza, perdere il senso della pena e del dolore ma non la paura, abituarci al male …”D’altronde, come piangere vittime senza volto e senza nome? Tragedie riassunte in numeri, per quanto enormi, ma privi di identità?”.

Per il direttore Migrantes “occorre allora che la comunicazione non solo rispetti dei protocolli deontologici, ma nasca da un incontro con i migranti. E’ questo che fa la differenza”.