Guardare le persone negli occhi per andare oltre la paura e il disprezzo

 Modena – “La chiave per una comunicazione corretta è guardare negli occhi i migranti”. Questa frase, di don Gianni De Robertis, sintetizza la sessione iniziale della seconda edizione del Festival della Migrazione dedicata al mondo dei media. Dopo i saluti delle istituzioni locali, dal sindaco al Prefetto, dal presidente della Fondazione Crmo al professor Zanetti del Crid di Unimore, si è snodata una tavola rotonda aperta dal saluto, in video, del presidente onorario del Comitato scientifico, Romano Prodi: “È indispensabile che una riflessione su questi temi non rimanga solo una prerogativa di intellettuali o addetti ai lavori. Analizzare i dati con il senso della paura non permette di andare da nessuna parte: questi vanno invece guardati dal punto di vista qualitativo e quantitativo. Questa iniziativa riunisce coloro che hanno una responsabilità educativa, che è però difficile. Quando si parla di migrazione c’è chi non apre le orecchie, altri invece, hanno anche timori genuini, a causa della cattiva gestione del fenomeno, che vanno presi sul serio”.

Il vescovo di Modena, mons. Erio Castellucci, ha parlato di una sua esperienza personale a proposito di una ‘fake news’: “Anche io sono stato oggetto di una ‘bufala’ riguardo proprio l’accoglienza dei migranti, una notizia falsa che è girata in rete e che parlava di oltre 8 milioni di euro per la diocesi di Modena per accogliere i profughi. E anche a me è capitato, dopo aver smentito, di essere oggetto di messaggi denigratori. E’ importante ristabilire la verità, per evitare che le notizie inventate prendano il sopravvento”.

Don Gianni De Robertis, direttore generale della Fondazione Migrantes, ha aggiunto: “Il Papa ha indicato tre reti nelle quali i migranti rischiano di cadere e che occorre spezzare: la prima è la guerra, la persecuzione, la fame, da cui fuggono. La seconda sono le grinfie dei trafficanti di persone, la terza è quella dello sfruttamento, ma prima ancora quella del disprezzo. E a tessere questa rete del disprezzo contribuiscono non poco i nostri media: Guardare le persone negli occhi, dare volto e carne alle storie, così si combatte disprezzo e odio”. De Robertis ha fornito alcuni dati: “Se la comunicazione sui migranti è diventata un fatto quotidiano, essi però quasi sempre restano senza voce, nei nostri Tg immigrati, migranti e rifugiati hanno voce solo nel 3% dei servizi. Il rischio allora è l’indifferenza, perdere il senso della pena e del dolore ma non la paura, abituarci al male. La comunicazione – ha concluso – non solo rispetti i protocolli deontologici, ma nasca da un incontro con i migranti. E’ questo che fa la differenza”.

Giovanni Rossi ha parlato della Carta di Roma e della precarietà del mestiere giornalistico, mentre il direttore di Agcom, Mario Morcellini, ha sintetizzato: “La comunicazione deve essere corretta: meno del 20% della popolazione italiana conosce la percentuale di immigrati che vivono nel nostro Paese, la maggioranza sopravvaluta questo fenomeno”. Bruno Mastroianni di Parole O_Stili ha ricordato che “cerchiamo sempre conferma a ciò che già pensiamo e il web ci rassicura in questo. Guardare in faccia la realtà, però, permette di agire, mentre la paura fa scattare meccanismi di difesa”.

La chiusura per Paula Baudet Vivanco dell’associazione stampa interculturale ha puntualizzato come “la legge sulla cittadinanza di cui si parla va spiegata bene, vi sono rappresentazioni errate: parlare di questo e mettere una foto di barconi confonde perché la nuova legge non riguarda i profughi. Il 60% dei figli di immigrati sono nati in Italia: sono italiani senza cittadinanza”.