Milano – «Solo pochi giorni fa le brutali immagini di migranti venduti all’asta sulla base di un ‘valore’ che li equipara a merce ci hanno ricordato quanto sia ancora presente un fenomeno che nega alla radice la dignità dell’essere umano». Così, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nella Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù, che si è celebrata il 2 dicembre – data di adozione, da parte dell’Assemblea generale, della Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento della prostituzione altrui – ricorda ‘gli schiavi moderni’. Migranti venduti come schiavi in Libia, donne e giovani che finiscono nella tratta, lavoratori stranieri sfruttati nei campi, bambine costrette a sposarsi: sono queste le nuove forme di schiavitù, sempre più drammatiche e sempre più diffuse, che oggi intrappolano più di 40 milioni di persone in tutto il mondo. «La ricorrenza ricorda alla comunità internazionale e a ciascuno di noi che la schiavitù, in ogni sua manifestazione, è un’aberrazione che non può essere tollerata» sottolinea Mattarella. L’ultimo rapporto, ‘Global estimates of modern slavery’ parla infatti di 40milioni di persone ridotte in schiavitù, ma i dati non fotografano la realtà. Le cifre sul fenomeno sono infatti purtroppo sottostimate, in mancanza di dati relativi alla situazione, ad esempio, di America Latina e Paesi arabi. In Africa 7,6 persone su 1.000 sono costrette a lavori forzati, tratta, prostituzione. Ma è in Asia che si concentra il maggior numero di schiavi in termini assoluti. Sono circa 25 milioni, il 62% del totale. Ma anche l’Europa non è indenne, dove l’incidenza è di 3,9 ogni 1.000 abitanti. Sono donne e ragazze il 99% delle persone sfruttate per fini sessuali e l’84% delle vittime di matrimonio forzato. I bambini rappresentano un quarto degli schiavi moderni. «Malgrado i progressi registrati negli ultimi decenni in termini di tutela dei diritti umani e delle libertà fondamentali nel mondo – aggiunge Mattarella – la schiavitù tradizionale è un fenomeno che non siamo ancora riusciti a debellare completamente. A fianco della schiavitù tradizionale altre se ne sono aggiunte, quasi sempre collegate alla tratta dei migranti». Le situazioni di conflitto, la povertà, la fuga da territori colpiti da fenomeni naturali, costituiscono terreno fertile per la diffusione di fenomeni quali lo sfruttamento sessuale, il lavoro minorile, i matrimoni forzati, il reclutamento di bambini nei conflitti armati. Solo per snocciolare alcuni dati, in Italia, negli ultimi tre anni il numero delle potenziali vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale arrivate via mare è aumentato del 600 per cento. In particolare, il fenomeno riguarda circa l’80% delle ragazze arrivate dalla Nigeria, il cui numero è passato da 1.500 nel 2014 a oltre 11.000 nel 2016. Sono le schiave moderne che ogni notte passeggiano sulle nostre strade. «La tratta delle donne per sesso è la nuova schiavitù», ricorda la presidente della Camera, Laura Boldrini. «Giovani schiave dei tempi moderni costrette con la violenza a mettersi in vendità». Per Boldrini, «è necessario intensificare la collaborazione internazionale, per reprimere le organizzazioni criminali che prosperano su questo odioso commercio». Ma è ‘schiavitù moderna’ anche quella che costringe uomini e donne (soprattutto stranieri) a raccogliere pomodori e patate, col caldo soffocante e a vivere in catapecchie senza alcun requisito igienico- sanitario nei ghetti del Sud Italia. Sono oltre 700mila i lavoratori-schiavi vittime di caporali, al soldo di criminali e mafie, in Italia, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Cgil settore agricoltura e edilizia (Fillea e Flai), senza diritti né tutele, sfruttati, ricattati, spesso vittime di abusi fisici e sessuali. Lavori forzati e schiavitù, un retaggio del passato che riemerge in modo drammatico e sotto gli occhi di tutti. (Daniela Fassini – Avvenire)



