Roma – Sono oltre 3mila i migranti morti nel tentativo di raggiungere l’Europa. Il Mediterraneo è il luogo al mondo con il più alto numero di migranti morti. Il mare che circonda le nostre coste fa più morti dell’Africa dove le persone in fuga muoiono soprattutto di fame e disidratazione, e ancor più del Medio Oriente, dove chi tenta di fuggire dalla violenza e dalle discriminazioni viene ucciso dalle armi da fuoco. Da gennaio, 3.038 persone risultano morte e/o disperse in mare: 2.083 nel tentativo di raggiungere l’Italia, 61 la Grecia e 174 la Spagna. Ma questi sono solo i numeri ‘conosciuti’. Quelli testimoniati dai superstiti. Mancano all’appello i dispersi, quei naufraghi che nessuno ha mai visto. Di partenze che nessuno ha mai registrato. Il Mediterraneo è ormai diventato un cimitero, il cimitero degli schiavi dei campi libici, delle donne violentate e sfruttate. Dalla tragedia di Lampedusa dell’ottobre 2013 – un naufragio che costò la vita a 360 persone – i migranti morti nel Mediterraneo sono stati oltre 15.000. «L’abbiamo ripetuto per gli ultimi quattro anni e continuiamo a dirlo: non basta più contare semplicemente queste tragiche statistiche, bisogna anche agire», ha affermato William Lacy Swing, direttore generale dell’OIM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni) «Queste ultime notizie, giunte subito dopo le drammatiche rivelazioni sul mercato degli schiavi in Libia, sulle sofferenze subite da chi cade nelle mani dei trafficanti e sulle condizioni dei centri di detenzione in Libia, richiedono la nostra attenzione. Dobbiamo mettere fine a queste pratiche e gestire la migrazione in maniera sicura e regolare per tutti».



