Licata: la “realtà” degli italiani all’estero

Roma – Degli oltre 124mila nuovi iscritti per solo espatrio all’Aire a inizio 2017, 20mila hanno meno di 18 anni, di cui 16 mila ha meno di 10. “Sono famiglie. Sono interi nuclei accompagnati anche dai nonni – 6500 i nuovi iscritti per solo espatrio over 65 anni a inizio 2017 – chiamati a fare da “baby sitter” ai nipoti nel primo periodo di permanenza all’estero”. È il dato spiegato questa mattina da Delfina Licata, curatrice del “Rapporto Italiani nel Mondo” della Fondazione Migrantes, intervenuta al convegno promosso al Senato dal Forum delle Associazioni italiane nel mondo sul tema “Migrare in tempo di crisi, necessità e opportunità: più tutele, più diritti”. Licata, nel suo intervento, ha spiegato anche che tra questi ci sono “i nuovi italiani, chi cioè di origine straniera dopo aver preso la cittadinanza italiana è partito per l’estero come i tanti italiani”. Per tutti serve una “cassetta degli attrezzi” che deve comprendere la “conoscenza della lingua, la scelta mirata del Paese in base alle richieste di quest’ultimo e anche alle competenze di chi parte e alla possibilità di impiegarle”. Naturalmente ci sono anche i fallimenti nel percorso migratorio, come dimostrano i connazionali detenuti all’estero perché non conoscevano le regole del paese di emigrazione o pensavano di poter applicare gli stessi comportamenti tenuti in Italia; o gli irregolari: tra il 2014 e il 2015 “abbiamo riscontrato 882 cancellazioni in Australia e 200 espulsioni di italiani”. Per la Licata occorre che le associazioni italiane nel mondo amplino “il concetto di residenza che significa non solo presenza sul territorio, ma anche un diverso modo di essere presenti pur nella distanza fisica grazie, ad esempio, alla tecnologia moderna”. Indispensabile, infine, a detta della studiosa “affiancare al diritto di partire e al diritto di rientrare un terzo diritto che è quello di restare nel proprio Paese”.